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Dnl - Diabete no limits

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NEW ENGLAND 2010 - Intro




NEW ENGLAND 2010
Cicloviaggio in autosufficienza per le strade del New England


Quando: 5-22 agosto
5 & 22 agosto giorni di arrivo e rientro!


Dove: si parte e si rientra da Boston MA, USA
Itinerario in corso di definizione
(min 1500 max 2200 km, 16 tappe pedalate da 100-150 km,
pernotto in strutture basiche o tenda)
Itinerario, aspetti pratici e dettagli logistici
saranno definiti in comune dai partecipanti

Evento promosso e partecipato in autogestione. DNL semplicemente divulga!
 Ritrovo: Boston Logan International Airport (hall arrivi) entro
le h 19,00 del 5 agosto 2010

Chi: a chi se la sente previo autovalutazione preparazione fisica e mentale

Partecipanti confermati:
1. Cristian Agnoli
2. Paolo
Cravanzola

3.
Leonardo Ragusa


Piano di Volo Andata
Cristian+Paolo+Leonardo
:

 

LH 424
operated by:
LUFTHANSA

05. August

MUNICH DE MUNICH INTERNATIONA

TERMINAL
2

BOSTON MA LOGAN INTL

TERMINAL E

15:50 h

18:20 h



I costi del viaggio sono interamente a carico dei partecipanti. Non sono previsti supporti.
Sono le nostre vacanze ... anche con il diabete continuiamo a pagarcele con i nostri risparmi!

Se siete intenzionati a provare un'esperienza da "ciclovacanziere", scrivete a presidentissimo@diabetenolimits.org

Ciclomellito Tips …



Abecedario Ciclovacanza
(Liberamente estrapolato ed adattato by
Presidentissimo da:
TURISMO  IN  BICICLETTA , Conosci L’Italia,
T.C.I. 1949)

Quando, tra la fine del secolo scorso e il
principio del presente, la bicicletta assunse la sua forma pratica e
definitiva le fu facile guadagnarsi l’appellativo di “regina della
stradaâ€. Più tardi però l’avvento dell’autoveicolo offuscò al quanto la
sua gloria e divenne l’umile “cavallo d’acciaioâ€. Nella sua umiltà essa
fece tuttavia passi da gigante in fatto di popolarità e diffusione,
soprattutto per servizi utilitari, e oggi centinaia di milioni di
biciclette circolano per il mondo. Era quindi naturale che questo
popolare mezzo fosse impiegato per fini turistici, possedendo doti
particolari in virtù delle quali può giustamente considerarsi una via di
mezzo, provvista di molti vantaggi e pochi oneri. La bicicletta infatti
offre indipendenza, velocità apprezzabile, economia massima. Comporta, è
vero, una certa fatica, ma vedremo come questa fatica, presa con giusto
spirito, si tramuti in un salutare esercizio. Superato codesto
pregiudizio, il cicloturismo diviene una attività che appassiona e lo
prova il fatto che molti, pur avendo la possibilità di servirsi di mezzi
ritenuti più comodi, preferiscono vagabondare con la loro fida
bicicletta.
[…]
Essa è, anzitutto, praticamente alla portata di
chicchessia; nessuno, si può dire, ne è sprovvisto; e. se è vero che per
fare del cicloturismo una bicicletta apposita è preferibile, è
altrettanto vero che, limitando un po’ le pretese, qualunque buona
macchina può servire allo scopo. La bicicletta porta ovviamente, e con
poca spesa, dappertutto (anche in montagna, perché, alla peggio, nei
tratti di salita dura ci si trasforma in pedoni) senza velocità
eccessive, pronta alle soste, ma nello stesso tempo abbastanza rapida da
consentire, pur a chi abbia possibilità fisiche limitate, percorrenze
tutt’altro che disprezzabili.

PRIMI PASSI DEL CICLOTURISTA
Per
iniziarsi e appassionarsi al turismo in bicicletta occorre per prima
cosa rompere il ghiaccio, e questo si ottiene con un minimo di
cognizione di causa e di allenamento. Sarebbe un errore partire
impreparati per una gita di prova e dichiararsi poi insoddisfatti del
mezzo. Il cicloturismo è un’attività di indole doppia: è turismo nel
vero senso della parola ed esercizio fisico salutare, trattandosi di
un’attività ricreativa dei muscoli e dell’organismo, così come la parte
turistica è ricreativa dello spirito.
Non mancano naturalmente le
esagerazioni: certuni, anziché limitarsi al godimento del viaggiare in
bicicletta, fanno del pedalare una mania; diventano cioè degli sportivi e
allora decadono dalla qualità di cicloturisti.
Il principiante deve
per prima cosa mettersi in condizioni di far uso della bicicletta senza
accusare fatica.
C’è chi per ragioni utilitarie compie giornalmente
parecchi chilometri. Costoro possiedono già l’allenamento base, nonché
l’abitudine a stare in sella senza troppo stancarsi; e con qualche gita
domenicale, gradualmente crescente in chilometraggio, si mettono in
grado di affrontare viaggi di più giorni e di entità discreta. Ci sono
invece i sedentari i quali, non disponendo che del giorno festivo,
devono fare un allenamento più intenso, ancorché sempre progressivo. A
ogni modo, l’importante è di affrontare le pirme gite dopo un uso
gradualmente più accentuato della bicicletta, riservando le salite al
momento in cui si sia raggiunto un buon grado di preparazione. Così
facendo, e avendo cura di percorrere itinerari variati, quali ce ne
sono, entro brevissimo raggio, in ogni parte d’Italia, in nove casi su
dieci si prenderà gusto e amore al turismo ciclistico. E’ bene non
dimenticare che chiunque, purché sano, è in grado di fare molta strada
in bicicletta, a patto, s’intende, di avere un minimo di preparazione.
Le salite più dure si vincono con l’ausilio del cambio di velocità. Ma
chi non si sente di superarle, va a piedi, godendosi più tranquillamente
il panorama. E’ buona cosa, anzi, che anche il cicloturista in gamba
lasci a parte l’amor proprio e faccia ancor lui qualche camminatina. Non
essendo corridore, non ha traguardi, non premi di tappa, né ha,
soprattutto, l’obbligo di far bella figura di fronte ad alcuno.
[…]
Nella
pratica del turismo ciclistico, che l’esperienza e l’esempio di
centinaia di migliaia di cicloturisti sparsi in tutto il mondo insegnano
essere di così grande soddisfazione, giovano alcuni necessari precetti,
che tratteremo in appresso. Essi riguardano: preparazione fisica;
scelta e preparazione della macchina; scelta e sistemazione del
bagaglio; regime alimentare; norme del viaggio; scelta degli itinerari.

PREPARAZIONE FISICA
L’esercizio
fisico vuol esser fatto gradualmente, senza stancarsi. La meta non è la
località alla quale miriamo arrivare, ma quella a cui dobbiamo
ritornare. Se alla partenza, o durante il viaggio, sentite forze
apparentemente esuberanti, risparmiatele, non abusatene. La stanchezza
procede in progressione geometrica e può darsi che prima della fine
della gita abbiate a sentirvi improvvisamente sfiniti. Se vi capita di
arrivare ancor freschi, non basatevi troppo su ciò per aumentare
eccessivamente il chilometraggio delle gite successive. Soprattutto,
imparate a conoscere le vostre risorse fisiche e a erogarle con misura.
In
principio d’anno si usino di preferenza rapporti piccoli. La modesta
velocità che il cicloturista deve tenere, gli rende in ogni caso
illusorio, se non dannoso, l’uso di rapporti alti. D’altra parte c’è un
lato importante nella preparazione fisica: l’abitudine alla sella.
Succede spesso infatti che uno si stanchi, prima di ogni altra cosa,di
stare in sella. Di qui la necessità dell’allenamento, tanto più che
anche la miglior scelta nella sella limita di poco l’inconveniente. Se
ne desume però che il nostro consiglio di andare adagio va preso con
discernimento, non dovendosi viaggiare o inutilmente o troppo adagio,
poiché ciò significa stare ore di più in sella, con tutte le conseguenze
che ne derivano.

SCELTA E PREPARAZIONE DELLA BICICLETTA
La
macchina ideale per il cicloturista che desideri affrontare qualsiasi
strada (anche cattiva) e qualsiasi dislivello, è di tipo leggero, ma
robusto, con gomme leggere semiballon, cambio a tre o quattro rapporti
“discosti†e con secondo ingranaggio al pedaliere per le salite dure,
pedali con fermapiedi robusti, sella preferibilmente in cuoio, comunque
ben adattata, impianto elettrico, manubrio basso o a posizione variabile
o da corsa, una o più borse appese alla sella o ai fianchi delle ruote,
secondo l’entità del bagaglio.
biciclette del genere raramente si
trovano in commercio già pronte ed equipaggiate. E’ però facile farsele
montare da un meccanico di fiducia. SE questo è il tipo ideale, non
tutti possono o vogliono acquistare una nuova bicicletta. Chi si inizia
la cicloturismo con legittima riserva e si accontenta perciò della
bicicletta che possiede, tenga nondimeno conto che da un mezzo più
idoneo caverebbe maggiori soddisfazioni, Una macchina apposita richiede
minore preparazione; una bicicletta qualunque ne richiede di più. Tra le
usuali, il tipo cosiddetto sport, provvisto di cambio, è quello che
meglio si presta al cicloturismo, nonostante le gomme a sezione stretta
lo rendano, al pari della bicicletta da corsa, poco confortevole. Ad
ogni modo, volendo accontentarsi della macchina di cui si dispone, non
si dimentichi di farla mettere in efficienza in ogni sua parte: si
eviteranno, in viaggio, noie le quali sarebbero cagione di disgusto e
disamore. Si abbia l’avvertenza di abituarsi a una sella piuttosto alta,
in modo che, pedalando, come di rigore, con le punte, la gamba si
estenda quasi completamente: e a questo fine si montino i fermapiedi e
si abbassi il manubrio fino a circa l ‘altezza della sella.
SCELTA E
SISTEMAZIONE DEL BAGAGLIO
Il problema è dei più scottanti: perché il
ciclista ha la possibilità di trasportare un peso ovviamente limitato e
tuttavia non vuole rinunciare a un certo qual confort. L’esperienza
insegna che tutte le esagerazioni sono eccessive. A seconda della
lunghezza del viaggio, si preparino indumenti di ricambio; e, poiché si
viaggia per lo più in estate, si indossino pantaloni sport o calzoncini.
Un paio di pantaloni lunghi e una giacca leggera (meglio un pullover
con maniche) sono sufficienti per l’arrivo. Indispensabili, qualche capo
di biancheria e maglie pesanti, da usarsi in montagna, dove alle alte
quote si troverà facilmente bassa temperatura; e, non meno utile, una
leggera mantellina di gomma. Il bagaglio sarà preferibilmente sistemato
entro borse, di cui esistono svariati modelli, da collocarsi sul
portapacchi, su cui si potranno altresì fissare, mdaiante cordoni
elastici, gli indumenti che occorre aver sottomano.

REGIME ALIMENTARE

In molti casi
bisognerà provvedere anche al trasporto di viveri. Se generalmente è
preferibile prendere i pasti all’albergo o in trattoria, prudenza vuole
che il cicloturista porti seco qualche scorta e, comunque, che non
manchi mai di zucchero, rapido reintegratore delle energie e ottimo
rimedio contro improvvise debolezze. Giova anzi, a fin di prevenire
qualunque eventualità, che se ne prenda senz’altro, ogni tanto, qualche
zolletta, a meno che non si voglia invece far uso di preparati,
normalmente in commercio, a base di zuccheri speciali destinati a chi
compie lavoro atletico.
Come in tutti gli esercizi fisici, anche in
fatto di cicloturismo, è buona norma sottostare ad alcuni precetti
igienici, particolarmente per quanto riguarda il regime alimentare. A
rigore, il tabacco, gli alcoolici e la carne dovrebbero essere, se non
banditi, almeno limitati al minimo. Non vogliamo con ciò comminare un
regime di castigata astinenza: vogliamo solo raccomandare moderazione.
Non esagerare nei pasti, non bere vino che limitatamente e a tavola,
bandire i liquori, guardarsi dalla pericolosa tentazione di tutte le
fresche fontanelle che s’incontrano sul cammino. Occorre resistere e non
soddisfare intera la propria sete durante il giorno. La sera, così come
l’ultimo pasto sarà più copioso, anche qualche libagione più abbondante
(ma solo in minima parte alcoolica) è consentita. Ove la stagione lo
permetta, quando, cioè, non sia troppo caldo, è bene rimettersi in
viaggio subito dopo aver mangiato. In caso di sensazione di debolezza o
di fame, non rimandare, ma possibilmente, mangiare subito qualcosa. Del
resto, ognuno regolerà le proprie risorse fisiche e il proprio regime
come in ogni altra affine attività, quali il podismo, l’escursionismo,
l’alpinismo,ecc.

SCELTA DEGLI
ITINERARI

Quando e come si viaggia in
bicicletta? Circa il primo quesito la risposta è pressoché inutile,
ovvio essendo che ciascuno dedicherà al cicloturismo le giornate di
libertà, che non sempre può scegliere in epoca di suo piacimento.
Generalmente si dispone delle vacanze in piena estate: epoca, questa,
che, se ha il vantaggio delle giornate lunghe, ha però l'inconveniente
che spesso, buona parte del giorno non è usufruibile a causa del caldo
eccessivo. Le stagioni migliori sono la primavera e , particolarmnte,
l'autunno. Ad ogni modo, l'esperienza che il cicloturista andrà via via
acquistando lo metterà in grado di bene sfruttare i vantaggi connessi a a
ogni stagione e di attenuarne gli inconvenienti. C'è poi differenza di
temperatura e di clima da luogo a luogo. Una gita su strade alpine può
essere sutdiata in modo che l'itinerario percorra strade scendenti
rararmente a bassa quota. In tal caso l'altezza e la ventilazione
mitigano notevolmente i rigori di un'estate clada, cui una tal gita,
pertanto, meglio si conviene. La riviera, invece, potrà visitarsi sul
finire dell'estate, dopo la metà d'agosto, o meglio, ai primi di
settembre, per solito mite e stabile.
Scelta l'epoca, resta da vedere
come e in quali ore della giornata sia preferibile viaggiare. Tolto
l'inconveniente del caldo, tutte le ore del giorno sono buone. Premessa
la norma di coricarsi presto e dormire esaurientemente (7-8 ore almeno)
ci si potrà trovare pronti all'alba. Partire avanti il sorgere del sole è
un gran vantaggio: si respira l'aria pura del mattino, si gode dello
spettacolo dell'alba, interessante e vario sui monti, sul mare, sui
laghi: e infine ci si mette in cammino per tempo, morma fondamentale per
chi voglia fare agevolmente molta strada. Il segreto dei lunghi percorsi non sta nella disordinata
velocità, ma nella marcia regolare, anche se non veloce
. Nelle
giornate calde, poi, chi abbia l'abituidine di riposare il giorno, potrà
ridurre le ore di sonno notturno completandole nel pomeriggio.
Quanto
alla marcia notturna, se è tutt'altro che da scartare, è bene nondimeno
la si faccia solo eccezionalmente, soprattutto negli avvicinamenti. Di
notte la visibilità è scarsa e il cicloturista farà ottima cosa a
viaggiare in ore notturne solamente ove debba percorrere tratti già
noti, o traversate in pianura, verso zone turisticamente più
interessanti, giovandosi di un buon impianto elettrico. Superfluo
aggiungere ccome una tal marcia guadagni molto a essere fatta in belle
notti di luna: come pure che, essendo il sonno un fastidioso nemico, è
buona norma aver dormito sufficientemente in precedenza. In caso di
sonnolenza, ove non ricorra un fattore di stretta necessità, è male
proseguire: meglio fermarsi subito e riposare.
L'ora più propizia al
viaggio va anche scelta in rapporto alla configurazione dei luoghi.
Facciamo l'esempio delle vallate, tutte diversamente illuminate e
soleggiate durante il giorno. Se una vallata corre da sud a nord e la
strada ne percorre il fianco a est, questa resta in ombra per tutta la
mattinata e viceversa il pomeriggio. stabiliremo duqnue l'itinerario in
modo da percorrerla in ore adatte, a seconda che amiamo l'ombra o il
bagno di sole. Medesima considerazione può farsi per molte strade sui
laghi e sul mare. Viaggiare con il sole in faccia, e questo accade
specialmente al mattino e la sera, non è piacevole conviene percorrere,
di mattina le strade da est a ovest, e al pomeriggio nel senso
contrario.
Da tutto quanto esposto, ben si comprende l'utilità di un
accurato studio preliminare delle carte. [...]
Un programma ben
disposto e ordinato riuscirà molto utile durante il viaggio; e se,
normalmente, solo chi abbia una certa esperienza riuscirà ad attuarlo
per intero, gli altri pure riceveranno, da un tal lavoro preparatorio,
benefici non disprezzabili. In ogni caso è bene che il programma sia
modesto, comodo, tale che lasci un certo tempo libero. L'occasione di
vedere qualcosa d'imprevisto, di sostare di fornte alle bellezze
naturali o di riposare da eventuali momenti di stanchezza, si presenta
spesso.
Dopo il quando eccoci al dove viaggiare. [...] Non v'ha
località, città o paese, attorno a cui non si trovino, nel modesto
raggio di qualche diecina di chilometri, siti ameni, suggestive
stradette secondarie, ,momumenti, motivi di attrazione per svago e
riposo. In un certo senso le strade secondarie offrono spesso visioni
che gli itinerari sulle grandi vie di comunicazione non sempre possono
dare. [...]
Chiunque prenda in mano una carta topografica dettagliata
scoprirà indubbiamente un dedalo di stradette a lui nuove. E' qui che
ci si inizia favorevolmente al cicloturismo. Percorrendo codeste strade
solitarie, le quali semprano perdersi fra il verde della campagna,
spesso deliziosamente ombreggiate e festosamene accompagnate da acque
fresche e chiare, porocedendo per valli che fanno di moltre regioni
collinose poiccoli mondi montani in miniatura, si prederà vivo amore al
cislismo turistico, sognando mete più lontante più impegnative.[...]

 â€¦ IN
COMPAGNIA

Il turismo ciclistico può essere esercitato da
persone isolate ovvero da gruppi di persone. Il primo modo presenta il
vantaggio dell’assoluta indipendenza, ma porta con sé condizioni
sfavorevoli, la più grave, quella della solitudine. Chi abbia provato
questa pratica sportiva, e non sia un solitario per carattere o per
aspirazioni, sa che, dopo alcuni giorni di viaggio, sente prepotente il
bisogno di imbattersi in un viso conosciuto, in una persona alla quale
manifestare i propri sentimenti: lentamente, ma senza scampo, la fatica
non dà più soddisfazioni, pesando sul fisico. Questa forma di sport
isolato, pur se lodevolissima, risulta anche meno raccomandabile a
motivo della sicurezza personale, maggiormente esposta ad eventuali
pericoli e, soprattutto, in quanto viene a mancare, in caso di incidenti
fortuiti, l’immediato soccorso dei compagni di viaggio.
Il
cicloturismo praticato in comune da gruppi di persone è, invece, da
preferirsi sotto ogni punto di vista. Basta essere in due per sentire
subito il vantaggio della compagnia; però si tenga presente che, oltre
un certo numero appropriato di componenti, essa comporta svantaggi
sempre maggiori quanto più cresce. L’esperienza insegna che non conviene
superare la quindicina di persone: avendo aderenti più numerosi, si
sdoppino le squadre, lasciando a ognuna un indirizzo autonomo, a meno
che non si tratti di gitanti con speciali doti di solidarietà ed
eccezionalmente affiatati. Sotto questo aspetto è consigliabile che i
componenti dei gruppi, o la maggioranza di essi, siano sempre i
medesimi, soliti, una volta che abbiano affidata la direzione della gita
la più esperto, a seguire la buona norma fondamentale che si compendia
nel motto: “Tutti per uno e uno per tuttiâ€. Nessuno, per alcuna ragione,
deve essere lasciato solo lungo la strada, salvo che si tratti di un
maggiorenne, in grado di dirigersi da sé, il qualche voglia andarsene
per propria determinazione.
Dalla convivenza di queste gite nasce poi
spontaneamente quell’insieme di regole che, sebbene non siano scritte,
vengono volentieri accettate e seguite da tutti per la loro stessa
origine e come più confacenti alle esigenze e ai caratteri singoli.
E’
, questa, una comunanza di spiriti e di intenti che diviene ancor più
sostanziale e profonda quando, all’esercizio normale del turismo
ciclistico, si possa accoppiare quello del campeggio: allora il
vicendevole aiuto si fa più intimo e, nello stesso tempo, più esteso,
perché può manifestarsi in tutte le fasi della vita quotidiana,
abbracciando, oltre che lo svolgimento del viaggio, anche la
preparazione del vitto e del riposo in condizioni del tutto eccezionali.
Nell’accoppiamento
di codesti due sport, che si integrano fra loro a meraviglia, non
bisogna dimenticare che la bicicletta vuol essere protetta dalle
eventuali intemperie della notte. E’ pertanto necessario tener conto che
una tenda per quattro persone basta in effetti soltanto per tre,
dovendo altresì accogliere le macchine delle persone ospitate.
Diversamente, se si è in gruppi più numerosi, si possono costituire
particolari tende-deposito, enelle quali, naturalmente, devono dormire a
turno dei custodi. Così la cucina, la quale potrà essere unica o
indipendente per ciascuna tenda o gruppo di tende. Nel primo caso le
sarà riservata una  tenda appsita, la prima, all’arrivo usl campo, ad
essere impiantata e che verrà custodita durante la notte dai cuochi o
meglio dalle cuoche di turno.