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Diabete Off-Road @ 2011 - Gir de le Malghe 2011







Gir de le Malghe
5 giugno 2011 • Loc. Caregno, Marcheno (BS) Val Trompia • 21k x 1200 d+TEAM DNL @ GIR DE LE MALGHE 2011


ultimo aggiornamento 6 giugno 2011 • Classifica edizione 2011

1. Cristian Agnoli, 2h24:00 ... 88° assoluto ... su 240 iscritti
Come dicono gli irlandesi , "it could be worse!"


Sul percorso a tifare: Francesca Polese, Algo Ritmo, Monica Miccio


Smiling @ Inebriation ... la fase della negazione!

 S.O.F.A.
Storie di Ordinaria Follia Agnoleggianti
 â€¦ ovvero di come partecipare a una corsa in montagna dopo un notturno in solitaria e una sbronza in compagnia …

di Cristian Bukoswk'issimo Agnoli

Ripetiamo insieme: coglione, coglione, coglione, coglione, coglione … (autorepeat + loop)
Dai, tutti in coro … coglione, coglione, coglione, coglione, coglione …



Olmo o Bukoswki ... questo è il dilemma!

Trailrunner, poeta maledetto, atleta esemplare, ubriacone, ingordone, amante perfetto, artista eclettico, gestore di affittacamere professionale con partita iva, presidente di una associazione onlus, campione del compenso metabolico … bisogna decidere cosa si vuole fare della propria vita.

E pensare di poter conciliare tutto è il più grande errore che una persona possa fare e io sono lo specialista del volere che tutto vada come vorrei anche quando è improbabile oltre che impossibile … perché nulla è certo ma già è dura fare il possibile, dunque meglio non contribuire a rendere improbabile il possibile.
Citerò in questo racconto al limite del surreale, frasi e parole di Charles Bukoswki, dei cui libri mi sono nutrito nella mia adolescenza, 25 anni fa, e che forse sono i veri colpevoli del mio episodico vivere dissoluto.

"Quando sono ubriaco la mia ispirazione è al massimo, questo significa essere un gran figlio di puttana", Bukoswki dixit, ma l'ispirazione nel trail running va pescata altrove, non certo nell'etilismo o nel mix esplosivo di zuccheri e grassi saturi tra bicchieri di vino, birre, spiedini di carni varie e picana brasiliana.
Ma per fare una simile affermazione non bisogna essere dei geni o dei campioni di vita sana e prestanza atletica: consapevolezza del limite, equilibrio, risparmio delle forze, senso della realtà, piacere per le cose semplici e per la natura: in ciò consiste la poesia del trailrunning che è tutta nelle mani rudi e nei visi arsi dei montanari  … non c'è tempo per il delirio, bisogna pensare a sopravvivere. Sarà pur vero che, sempre citando Bukoskwi,"la poesia qualcosa vale, credetemi: impedisce di impazzire del tutto", ma un conto è vivere e morire a Los Angeles o a Parigi bevendo assenzio, un conto vivere e morire in un maso di montagna a 1500 mt e più sul livello del mare senza elettricità e acqua calda.

Su questa dicotomia "poesia maledetta-poesia di montagna" vivo forse il mio vero tormento esistenziale …  vorrei essere pacato come Giovanni Toppan ma sogno la dissolutezza di un Charles Bukoswki o di un Baudelaire … atleticamente vorrei essere soave, leggiadro e resiliente come Marco Olmo e allo stesso stempo straripante, baffone e veloce come Steve Prefontaine.
Sarà forse il mio processo di Olmizzazione a dare la risposta a questo quesito, la soluzione all'interrogativo che pervade il mio irrequieto cervello goloso di zuccheri e non solo.
Ma veniamo al Gir de le Malghe del 5 giugno ultimo scorso.
Pensare di fare una gara a tutta e magari di migliorare il proprio personal best con alle spalle un lungo di 50k, 2100 d+ e 6:30 corso 3 giorni fa è pura follia, se ci aggiungiamo che il pomeriggio precedente invece di riposare e controllarsi, ci si lascia prendere la mano e si sbevazza e mangia come un "vecchio porco" allora significa che non stiamo ascoltando il cuore, nè tanto meno la ragione … ma ragioniamo con il culo (questa non è di Bukoskwi, ma è in linea con lo stile).
Dunque dopo una serata tra rigurgiti, mal di pancia e conati di vomito, della serie "evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena" alle 5.50 puntuale sono in piedi per dirigermi, accompagnato dalla mia fedelissima e pazientissima compagna, alla partenza del Gir de le Malghe, ancora fiducioso, visto che le indisposizioni della sera precedente sembrano sparite. Merito delle tisane calde bevute nella notte.
Timidi segnali dagli orifizi, ma non preoccupanti, e comunque in linea con qualsiasi pregara di un qualsiasi atleta medio.
Così è se mi presento ai nastri di partenza e alla benedizione di don Luciano ancora convinto di poter fare "la gara".
Ho recuperato lucidità mentale e freddezza, e il compenso metabolico sembra non voler abbandonarmi … anche quando faccio il cretino, riesco stranamente a gestire timimg e dosi di boli e basale per non aggiungere fattori penalizzanti al mio già conclamato disordine mentale.
Il meteo è clemente … fa addirittura caldissimo.
Con un 184 mg/dl (freccetta in giù da sensore) mi accingo alla spunta, bevo un sorso d'acqua, bacino alla fiancèe, avvio GPS e, da buon moralizzatore, redarguisco alcuni concorrenti chiacchieroni e rumorosi che mi impediscono di ascoltare la predica di Don Luciano. Sembravo un cattolico fondamentalista … e pensare che sono un agnostico conclamato. Ottengo però il silenzio dalla griglia e posso gustarmi almeno il finale dell' "Ave Maria". Un minuto di silenzio per ricordare un defunto legato all'organizzazione della gara e si parte.
Giro di lancio: buon sensazioni, tra i primi 35 senza forzare a 4'40 al km.
salita fase 1: non forzo e mantengo le posizioni:-) frequenze però alte sopra 174 bpm.
prima discesa: perdo circa 20 posizioni. Azione rilassata … troppo!
salita fase 2: recupero circa 20 posizioni e mi illudo di aver svegliato il campione nascosto che è in me (che ahimè non è mai nato)
salita fase 3: Conto 30 persone davanti a me e penso di superarli nei 2 km alla vetta. Ne supero 3. Corro bene ma non guadagno posizioni.
salita fase 4: il crollo. Della serie "spegni la luce e aspetta" … imbocco l'ultimo ertissimo tratto di salita a passi decisi… al terzo passo sento che le energie non ci sono più. Perdo 6 posizioni fino allo scollinamento. Se penso che lo scorso anno qui avevo fatto la differenza ...
Discesa: capito che non è giornata in salita, capisco che non lo è nemmeno in discesa. L'aria fredda un po' inveisce sul mio stomachino indebolito da vino e gozzovigli del giorno precedente, solo assopiti e ora di nuovo esuberanti. Ma niente scuse. Mi butto in discesa prudente e gentile, cercando di non farmi male, lasciando il passo ai più veloci, godendomi il panorama, salutando volontari e DNL friends sul percorso. Vengo superato da almeno una trentina di concorrenti. Imprecante contro me stesso e la mia podostordità concludo al piccolo trotto la mia gara incolore.




Atleticamente:
Bicchiere mezzo vuoto: 17 minuti più lento rispetto allo scorso anno, persi per il 60% in discesa e il 40% in salita. Ho subito la corsa a partire dal 7° km quando sentivo che non riuscivo più a spingere. In discesa non avevo la giusta determinazione, conseguenza della mancanza di forza.
Bicchiere mezzo pieno: limitato i danni, nessuna conseguenza fisica, pronto a ripartire, tempo dignitoso e ulteriore prova di resilienza. Se ho chiuso comunque una impegnativa gara in queste condizioni, posso pensare di ben sopportare anche privazione di sonno, cibo e eccesso di freddo, interperie e imprevisti. Tuttavia la nostra resilienza è già sufficientemente messa alla prova dei fattori da noi non dipendenti cui è meglio non aggiungere quelli da noi dipendenti.
Metabolicamente: ho ben gestito come da sport book che troverete in allegato. Bolo colazione a 3 ore dalla partenza, qualche cho in più rispetto alle unità di insulina. Puntuali ma limitate le integrazioni in gara per circa 17 gr di cho assunti nel durante con glicemie stabili a parte il repentino abbassamento della glicemia nei primi 40 minuti di corsa (da 180 a 72). Poi curva piatta fino alla fine con range 70-100. I compiti fatti a casa pagano: a fine gara ero soddisfatto perché il diabete è stato l'unico fattore a non darmi problemi di gestione.


Nutrizionalmente: dopo l'irresponsabile condotta del sabato, ho fatto il bravo bimbo mangiando pastasciutta, insalata e prosciutto cotto. Giusto una Becks da 33 cc … un po' come il metadone per i tossicodipendenti in comunità di recupero … o meglio in rehab come dicono gli anglosassoni.
Convivialmente: grande ambiente e grande felicità nel stare con chi mi vuole bene e con gli amici Francesca PHD e Algo Ritmo che hanno abbandonato la piovosa milano per una giornata di media montagna in assoluto relax. il Monte Guglielmo ha il suo fascino, qui passa il sentiero 3V che tra qualche settimana mi vedrà nuovamente protagonista speriamo con altre sensazioni. Per fortuna che il condividere aiuta anche a dare un senso alle giornate storte anche quando annunciate. Ho passato una giornata bellissima, a dimostrazione che l'agonismo non brucia il cervello e che saper scherzare sui propri errori e sfottere se stessi è segno di forza e ragionevolezza. Ma questo non lo devo dire io.
Ottima prova di lucidità il rientro in auto in mezzo a una bufera di pioggia e grandine con strade allagate, autostrade intasate, autisti impazziti, visibilità zero e manovre sconclusionate. Sani e salvi a casuccia per le 5 del pomeriggio. Ancora un saluto a Algo e Phd per la compagnia … 35 euro in 4 … in Italia è ancora possibile mangiare a costo da "menu di lavoro".

Adamello SuperTrail …. "Sostenete il" ma "non scommettete sul" … presidentissimo … la strada è lunga e piena di ostacoli. Prossima settimana esplorazione sull'Adamello con neve e meteo che non promettono nulla di buono. Poi ci sono gli ostacoli posti dalla nostra mente. Mai scommettere sugli uomini. Come dice Charles, "I Cavalli non scommettono sugli uomini (e neanche io)"!
Oggi sono qui a leccarmi le ferite, più morali che altro, visto che le gambe sono assolutamente indolore e quasi quasi se non fosse che mi sono imposto un giorno di riposo e fuori piove a dirotto uscirei. Della serie "Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle" … sempre per citare il vecchio porco Charles.   
"Birra Fagioli, crackers e sigarette" (C.Bukoswki)… proibiti e/o comunque sempre responsabilmente!

Enjoy Charles Bukowski Critically,

Enjoy Food & Drinks moderately,
Enjoy DNL No Limitstly,
Enjoy Presidentissimo NOT TOO SERIOUSLY!

Postilla tra il serio e il faceto ...
Visto che sono ispirato, utilizzerò uno schema a 5 fasi simile a quello dell'elaborazione del lutto per descrivere i processi mentali del podostordito, figura metaforica in cui un po' mi riconosco dopo questa mia, anche se non mi sono lasciato andare alle degenerazioni incazzose tipiche dell'atleta in crisi.
Questo modello rappresenta uno strumento che permette di capire le dinamiche mentali più frequenti del "podostordito" quando realizza la propria "morte atletica in corsa".
Gli  stadi,  possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

   1. Fase della negazione o del rifiuto: “Sono forte, ho recuperato, cosa vuoi che sia mai il carico di lavoro della settimana e la sbornia della sera precedente". “Le mie doti di recupero mi consentiranno una brillante prestazione!”. "Gliela faccio vedere io a questi qua"- Questa fase è caratterizzata dal fatto che il "podostordito" usando come meccanismo di difesa il rigetto dell'esame di realtà, ritiene impossibile di trovarsi nella situazione di "morte atletica" già dai nastri di partenza. Molto probabilmente il processo di rifiuto psicotico della verità circa il proprio stato di forma può essere funzionale al podista per proteggerlo da un’eccessiva ansia di prestazione e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire del decadimento atletico in corsa tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancor più psicopatologici.
   2. Fase della rabbia: dopo la partenza, ai primi segnali di fatica e scarsa brillantezza, iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i concorrenti, il personale sul percorso, Dio, i tifosi, il governo oltre a se stessi. La frase più frequente è “basta basta basta” seguita da bestemmie e parolacce a seconda della regione di provenienza e agli usi e costumi del territorio. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del podostordito. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
   3. Fase della contrattazione o del patteggiamento: in questa fase l'atleta inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed a quale riscontro cronometrico e posizione di classifica può ancora ambire, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con gli altri concorrenti, sia con i volontari dislocati sul tracciato. “Se prendo l'integratore, crede che potrò recuperare tot posizioni”, “se mi riprendo, farò meglio dello scorso anno…”, "se corro bene in discesa, raggingo il mio amico avanti di 10 minuti?" oltre all'immancabile "Quanto manca all'arrivo" nonostante ogni 2 km ci sia il cartello e la distanza totale sia nota alle parti. In questa fase il podostordito cerca di riparare il riparabile.
   4. Fase della depressione: rappresenta il momento nel quale il podostordito inizia a prendere consapevolezza della debacle che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando si perdono sempre più posizioni ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria prestanza atletica, del proprio potere decisionale e della propria capacità cognitiva, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della crisi la persona non può più negare la sua condizione di "cotta totalissima", e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della "crisi", tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Fase dell’accettazione: quando il podostordito ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. In questa fase il soggetto tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i volontari e con gli altri emeriti sconosciuti momentanei compagni di corsa con i quali si comincia a parlottare adducendo scuse, dolorini, fattori anagrafici (es. è tu sei giovane, io ho quasi 40 anni …) È il momento dei saluti e del distacco dagli ultimi compagni di corsa. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si tirano i remi in barca e ci si prende cura dei propri “acciacchi”. La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con la fase ritiro": il più delle volte il concorrente giunge al traguardo non prima di essersi fatto sprintare da qualcuno che rimonta alle sue spalle ovviamente dicendo che non ha reagito perché non ne valeva la pena quando invece non ce la faceva più.
E comunque "Non c'è niente da ridere" (c. Buskoswi, 2004)

Citazione finale, giusto per completare il delirio e la mia personalissima dedica al più maledetto dei poeti stramaledetti …

«  Qualcuno in uno di questi posti... mi chiese: "Cosa fai? Come scrivi, come crei?" Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l'immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po'. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico. Â»

Cosa c'entra tutto questo con "diabetenolimits" … non lo so … ma forse è in questo delirio "nolimits" il senso vero di tutto ciò … sono fuori di testa? Non lo so, ma il mio personale percorso cervellotico è indipendente dalla mia malattia del metabolismo … viva Dio, non sono andato via di testa a causa del diabete! Cosa che purtroppo capita, è capitato e a molti continua a capitare.
La testa o c'è o non c'è … la testa è presupposto non conseguenza del buon compenso metabolico. E io nonostante tutto mi sento con la testa sulle spalle, il morale alle stelle, mio malgrado e nonostante l'isola (pancreatica) che non c'è!

Al prossimo racconto, Maleddett'Issimo!
"Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio" (C.Bukoswki)

© diabetenolimits 6 giugno 2011


†††

Join DNL @ Gir de Le Malghe ... scrivi a presidentissimo@diabetenolimits.org

Ognuno si iscrive autonomamente dal sito ufficiale della manifestazione.
Gradita presenza come Team Diabete No Limits Italia

Gara off-road non particolarmente tecnica ideale per un primo approccio alla corsa in ambiente montano!



Diabete Off-Road Amarcord ... leggi il resoconto dell'edizione 2010


Descrizione Percorso: traccia Garmin
Il "Gir de le malghe" Ã¨ una gara podistica che si svolge in ambiente di media montagna tra l'alto piano di Caregno (m.1000) e la vetta del monte Guglielmo (m.1949).
Si sviluppa in ambiente vario e piacevole, ma a tratti severo che presenta una certa varietà di situazioni: dalla strada sterrata al sentiero, alle brevi roccette della salita al Guglielmo. Non presenta comunque passaggi esposti e / o situazioni d'arrampicata ma richiede sicurezza, capacità di adattamento ai cambi di terreno e ai ritmi nella corsa.
La partenza e sita nel piazzale dell'albergo ristorante "La Fabbrica" in località Caregno (m.1000), dopo aver eseguito un piccolo "anello di lancio" che passa vicino alla Chiesetta degli Alpini pressoterapia "Fontanì della salute" (m.1000, n.317), si prende l'itinerario n.320 e per strada sterrata si raggiunge il Forcellino di Pezzoro (m.1069), quindi passando per loc. Campedei (m.1160) e Malga Pontogna (m.1384), si arriva nei pressi di Malga Gale (m.1557, n.326). Poco prima della stessa una repentina deviazione a sinistra per Il Sentiero 3 V si porta in vetta al Monte Guglielmo (m.1949) è questo l'unico tratto di salita veramente impegnativo perche in poco più di due chilometri si coprono quasi 400 m di dislivello . Dalla vetta del Guglielmo si inizia a  scendere verso le malghe degli Stalletti, prima Alti (m.1690, n.325) e poi Bassi (m.1542, n.318), quindi su un lungo  falso piano ci si fa raggiungere il Passo del Sabbione (m.1453). Al passo, tenendo decisamente la destra si prosegue lungo un bel  sentiero nel bosco, in località Lividino dove si incrocia il sentiero n.317  che in breve ci porta fino ai Corni Rossi (m.1236). Si rientra al piazzale dell'Albergo "La Fabbrica" completando un giro di circa 22 km e 2000 metri di dislivello complessivo.
 2 ° Prova Trittico Promosport Valli Bresciane