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Dnl - Diabete no limits

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DNL EDUCATIONAL - DNL ON TOUR 2013



DNL ON TOUR 2013

2 convegni incentrati su "sport e diabete" ...  2 occasioni per raccontare alcuni aspetti della caledoiscopica realtà DNL!

Al "Presidentissimo" l'onere e l'onore di farlo, raccontando e condividendo le proprie esperienze personali!

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OCCUPY DEBATES!
Cronaca di una due giorni ad occupare il dibattito!
Testo di Cristian Agnoli


Dall'Occupy Diabetes (Occupare il Diabete) all'Occupy Debates (Occupare il Dibattito) il passo è breve. Tutti abbiamo diritto ai nostri "15 minuti di fama" sosteneva Andy Warhol: dalla Pop Art al Pop Diabetes? Chissà se è per questo che per due volte nell'arco di sette giorni ho interpretato il ruolo di "relatore" a convegni "istituzionali": quelli con i coffee break, la segreteria, i patrocini delle società scientifiche, il catering con i camerieri eleganti, il ricco buffet, gli hotel 4 stelle e più, gli accrediti ECM, le giacche e le cravatte, i take home message, i questionari di apprendimento … roba seria insomma!
Ma veniamo al dunque:

@Padova: Sheraton Hotel, venerdì 15 novembre, pioggia a catinelle. Operazioni di registrazione, facce note e meno note, anche quella del mio diabetologo. Incontro a reciproca insaputa. Strano non mi abbia fatto notare che ho saltato l'accesso intermedio tra settembre e ottobre ;-)

Consegna attestato di partecipazione, l'omaggio al relatore (una bottiglia di Palazzo della Torre) e si può iniziare.
Come al solito non compilo il modulo di rimborso spese, anche se mi hanno promesso una piccola donazione a favore dell'associazione.
Session nella piccola ma accogliente sala Giotto. Platea di operatori attenta e curiosa.
Prima di me, parla un medico sportivo, doc Mario Cionfoli. Oltre alla borsa della Brooks a percepirci in sintonia contribuisce un "comune sentire". Il Cionfy addirittura più avanti e più "estremista" di me. E io che temevo di andare a dire cose troppo ardite. Al di là al richiamo al senso di responsabilità che ogni medico sportivo deve prendersi quando rilascia una idoneità, l'affermazione più illuminante, anche se non nuova, è quella secondo cui "per i medici sportivi la persona con diabete, unitamente alla persona con asma o con epilessia, va trattata come un soggetto concettualmente sano".
Musica per le mie orecchie, ma tormento per la mia mente cervellotica sempre pronta a "ossessionarsi" su queste argomentazioni proto-filosofiche. Mumble mumble … "Concettualmente sano?" Sono oramai 20 giorni che non dormo su questo avverbio attaccato a questo aggettivo. Ma cosa vuol dire "concettualmente sano"?
Cioè, ci crediamo veramente, o di fronte alle problematiche nella gestione del delicato equilibrio del nostro metabolismo a insulina esogena, il concettualmente sano diventa puro esercizio semantico che non trova riscontro nella realtà. Oppure il "concettualmente sano" nasconde in realtà un rifiuto della patologia? "Sano ma non idoneo", "sano ma disperato", "sano ma malato", "sano ma c'è sempre un ma!" … anche qui il passo è breve.
Mi fermo qui, al lettore riflettere e perdere qualche ora di sonno sui "massimi sistemi".
Veniamo ora al mio intervento su "sfide e limiti". Forse l'emozione per la presenza in sala di alcuni "groupies" non mi ha consentito di esprimermi al meglio per chiarezza e linearità di pensiero. Non so, poi, nella pratica cosa ho trasmesso, forse solo concetti astratti difficilmente applicabili alla dura realtà dell'ambulatorio. Ma la platea sembra aver comunque gradito.
La mia "lettura" non poteva non passare per qualche "pistolotto" ma si è poi incentrata sull'esperienza UTMB con proiezione del video auto-prodotto da DNL (regista Grip).
Qualche domanda qualche inevitabile "provocazione" e i 45 minuti sono volati.
Per partecipare a questa competizioni sono richieste "reali capacità di gestione personale" … ma in fondo non è la stessa cosa che è richiesta a una persona con diabete di tipo 1? Non è in fondo questo cui dovrebbe mirare la fatidica "educazione terapeutica"? Una volta che abbiamo chiaro cosa vogliamo, possiamo pensare al come realizzarlo. Partiamo da qui.
Spazio dunque al meta-plan e tutti a casa! Un grazie a Rachele Reitano per l'invito a partecipare.

@Brescia … Villa Fenaroli … Sabato 23 novembre. Piove a dirotto. Guarda un po'? Location incantevole. Servizio d'ordine impeccabile.
35 minuti di intervento con "the doc we all love" Mario Vasta.
Platea mista, operatori/ditipo1.
A parte i tempi ristretti e i fisiologici ritardi che spesso negano la possibilità di meglio articolare e di rispondere alle domande del pubblico, il convegno di Brescia mi sembra abbia raggiunto due risultati fondamentali: portare in maniera strutturata atleti con diabete e professionisiti a parlare assieme; discutere senza cesure nè censure di gestione metabolica e pratica sportiva dati alla mano.
Entrambe le conquiste comportano il rischio di perdersi in numeri, protocolli, confusione espositiva. Ma è il prezzo da pagare. Provarci è sempre una buona cosa! Gli inteventi più riusciti sono stati sicuramente quelli in cui si avvertiva che tra l'atleta-relatore e il medico-relatore vi era un collaudato lavoro di squadra (es. ADIQ) e non un assemblaggio improvvisato per l'occasione.
Veniamo al "dinamico duo" DNL, Mario e Cristian, sul tema "Endurance Estremo e Diabete".
Siamo gli ultimi a parlare: nonostante una mezzora buona di ritardo e l'ora del pranzo passata da mo', la sala è ancora sufficientemente attenta e presente. E se qualcuno sonnecchiava, ci ha pensato Mario con il suo tono di voce "cazzuto" a dare la scossa.
Un intervento un po' fuori dal coro, nel senso che abbiamo cercato di slegarci, in coerenza con quanto portiamo avanti nei training camp DNL, da alcuni "luoghi comuni" della pratica sportiva con diabete di tipo 1, che sono secondo me, principalmente due:  1. "la fissa per la glicemia", leggasi, "terrore per l'ipo"; 2. la logica tutta "diabeticocentrica" incentratata sulla triade "insulina-alimentazione-glicemia".
Troppo spesso fare sport con il diabete significa adottare la strategia "alto e sicuro", con iperglicemie pilotate. Tutti alla ricerca dei "protocolli" e di "curve glicemiche previsionali" che non ci facciano andare in "ipo", tutti però anche a professare il binomio sport e salute!
Ma allora perchè quando si tratta di passare alla pratica, dobbiamo provocarci l'iperglicemia? In ambulatorio a sostenere la glicata a 6.5, ma quando diventi atleta se non hai almeno 9 mmol di zuccheri nel sangue non provare a muoverti o muori!
Allora dovremmo discutere di "Sport e Iperglicemia Autoindotta". Già le dinamiche e le variabili che possono portare a non ottenere una curva glicemica ideale sono tante, e dobbiamo anche metterci di nostro in tal senso? E comunque il concetto di salute è più vasto. Chi fa alpinismo di altissima quota o endurance estremo non afferma che faccia bene alla salute. Però il percorso di conoscenza e il bagaglio di fondamentali di cui hai bisogno per ottenere quelle "performance" in sicurezza ti obbligano a cercare durante la preparazione uno stato di "salute sostenibile" che poi uno decide di sottoporre a stress più o meno elevati alla stregua di qualiasi altro soggetto, concettualmente o non concettualmente sano.
Concludendo questo pistolotto, un conto è gestire un'iperglicemia che capita o che può diventare inevitabile in certe situazioni ambientali "estreme" (per non parlare di cortisolo e stress ossidativo, altra fenomenologia da indagare a fondo), un conto è andarsela a cercare alla illusoria ricerca della "glicemia di sicurezza", magari non contestualizzata terapeuticamente, fisiologicamente, ambientalmente. Ho come l'impressione che la necessità di partire "alti" sia il chiaro segno di una insufficiente maturità atletica, metabolica e mentale del soggetto che la pratica.
Per carità, tutti siamo partiti da qui, io per primo. Ma per una "reale capacità di gestione personale", a maggior ragione quando le ore di attività fisica intensa aumentano, non possiamo sempre e solo riferirci al livello di zuccheri nel sangue. Per dirla alla Sudano (doc DNL, ndr), se per correre un'ora e trenta in sicurezza debbo partire intorno a 200, nella migliore delle ipotesi con il micro al 50% quando non spento (a proposito, talvolta mi sembra di percepire che l'atleta con diabete esiste solo se microinfuso e monitorato in continuo 365 giorni all'anno … e gli sfigati multiiniettivi dove sono? Ve lo dico io, sugli ottomila e all'UTMB!!!) - dicevo - se bisogna partire alti per fare 90 minuti di corsa, secondo questo adagio, quando le ore diventano 10 debbo partire a 1500 e per farne 35 devo portarmi a 7000 di glicemia? Alla faccia di sport e diabete binomio vincente?
Non è facile spiegare tutto ciò senza essere "accusati" di "negazionismo del diabete" o di "superficialità", ma credo che i dati, i contenuti, le argomentazioni, la bravura di Mario e un po' anche la mia breve storia di "atleta con diabete" open-source con fiumi di dati, parole ed esperienze, siano sufficienti a fugare ogni dubbio in tal senso.
Fa un certo effetto sentire il presidente di DNL, apparentemente un sito di "glicemie", affermare "la glicemia ottimale per lo sport con il diabete non esiste ovvero esiste nella misura in cui è oggettivamente una glicemia ottimale!", oppure, "mi sono fatto violenza per DE-GLICEMIOLOGIZZARMI", e ancora, "nei mie diari metabolici, la colonna relativa alle glicemie viene dopo quella del cosa ho fatto prima, cosa sto facendo e cosa farò".
STOP ai diari che partono con ora e glicemia, specie quando si effettuano esperienze sportive che con i cicli circadiani e gli orari di una giornata standard nulla hanno a che fare.
Si è portati a pensare che quando abbiamo sotto controllo insulina, glicemia e ci si è imbottiti di integratori in ogni pertugio (glucosprint in particolare) siamo a posto.
Anch'io all'inizio facevo così, lo ripeto, e non dico che da qui non si debba partire, ma di sicuro non è questo il punto di arrivo. Per fortuna ho intuito che bisogna andare oltre. Ovvero: fatti i compiti a casa e conoscendo i fondamentali (e ripassandoli spesso) si può guardare alla pratica sportiva, con identici standard di sicurezza e gratificazioni, senza "ridurla" alla questione "insulina-glicemia-zuccheri".
Atleta con diabete non significa a mio avviso essere "atleta del diabete", ma la capacità di essere "concettualmente e praticamente atleta".
Potra non piacere, ma questa per me è la via da seguire e che fa di noi persone che accettano il proprio destino, il proprio "essere" e che hanno maturato una gestione in "background" del proprio imperfetto metabolismo.
Dopo questo "Occupa il Dibattito Tour", credo che l'attività DNL "tradizionale" (web, training camp, racconti, partecipazione condivisa sul campo di gara) debba tornare al centro della "mission" della nostra piccola, eclettica e vivace associazione.
Temo talvolta di essere "ossessionato" da come gli altri percepiscono il diabete .. ma non dal MIO diabete o da come lo percepisco, ovvero "senza rancore".
Per fortuna che mi sono saputo conquistare questo "status" di pace (interiore ed esteriore?), lontano da disperazione e fanatismi, ma anche dal bisogno incontrollato di "autostima indotta dalla notorietà".
W gli sconosciuti, ovvero quelli che sono conosciuti a loro insaputa!
Un grazie ad Angela Girelli per avermi portato nella "gabbia dei leoni".




@ PADOVA
> CONGRESSO CONGIUNTO AMD  SID VENETO - TRENTINO ALTO ADIGE


c/o Sheraton Padova Hotel & Conference Center - Padova
Intervento del "Presidentissimo" per venerdì 15 novembre h 13.30 > CORSO I > Diabete e sport: limiti o sfide? C. Agnoli



@ BRESCIA >  “Diabete mellito tipo 1 ed esercizio fisico: dalla teoria ... alle pratiche sportive”
Rezzato (BS) presso Villa Fenaroli Palace Hotel (Via Mazzini, 14).
Intervento del Presidentissimo featuring doc Mario Vasta per sabato 23 novembre H 13.00 



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In questa sezione seguirà un breve redazionale dedicato ad entrambi gli eventi