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Dnl - Diabete no limits

unisciti a diabete no limits dnl - tubo mellito

NEW ENGLAND 2010 - Ipse Dixit @ NE 2010





Pensieri estemporanei dei protagonisti
... prima & dopo
...
Leo dixit ... Cristian dixit ... Paolo dixit ...

IL DOPO

MOVIOLA B2B ... by Presidentissimo

Scrivo con estremo ritardo la mia mellito moviola sulla ciclovacanza americana. Di ciò mi scuso. A mia parziale discolpa il fatto che ho comunque narrato e raccontato viaggio, emozioni e pensieri nel diario di bordo in real time. Questa moviola sarà dunque una razionalizzazione non necessariamente sintetica, di alcuni spunti già anticipati nel "Travel Book".


La foto simbolo della mia vacanza: campeggio, prato verde, un tavolo con panchina,
bici pronta, colazione fai-da-te, diario di bordo tovagliette di carta rubate al bagno, tuta in Tyvek by Dupont ...
cosa chiedere di piu?


FISICAMENTE:
1870 km (1900 a dire il vero perchè dopo essere stato lasciato da Leonardo a casa di mia madre all'arrivo, ho rimontato la bici e ho raggiunto Garda sui pedali!) sono decisamente un chilometraggio impegnativo anche se è mancato il   "dislivello" che piace a me, quello che si sviluppa sulle strade di montagna lunghe e tortuose (quest'anno 10000 d+ contro i 34000 dello scorso anno)
E' stata la vacanza in bici che ho affrontato con meno chilometri sui pedali. Quest'anno infatti mi sono dedicato quasi esclusivamente al "podismo". La mia "duttilità" e la buona preparazione atletica generale, oltre a qualche confortante uscita in bici nelle ultime due settimame, mi hanno consentito di pedalare attraverso le strade del New England abbastanza in tranquillità. Mi sono gestito e non ho mai forzato a parte qualche mini sprint scherzoso con Paolino. Per il resto ho pensato a non farmi male e a non distruggermi. Purtroppo le caratteristiche morfologiche e altimetriche del territorio non ci hanno permesso di sviluppare agilità e VAM e mi sono ritrovato alla fine della vacanza pieno di watt, a peso invariato e con due cosce da velocista, mentre avrei voluto terminare la vacanza trasformato in uno scalatore/passista esile e minuto. Ma se volevo questo dovevo scegliermi le Alpi. Ho saputo resistere alla tentazione di impostare la ciclovacanza come una gara o una "dimostrazione di forza": la marcia regolare e la gestione delle energie fisiche e mentali sono il segreto per una pedalata felice. In tal senso ho qualche volta redarguito qualche tiratona nel finale da parte dei miei due compagni di viaggio (a ragion veduta), che aveva forse senso solo per Paolo visto che lui doveva sfogare la sua sovrumana potenza dopo aver pedalato tutto il giorno a ritmi da "pensionato".
TURISTICAMENTE:
Da quindici anni mi dedico alla ciclovacanza e per me questo tipo di viaggio è "attraversamento", "scoperta", "illuminazione". Non mi piace programmare troppo anche se voglio avere il quadro generale della situazione, mappe alla mano. Avevo comprato guide e quant'altro e mi sono letto di tutto un po', ma a parte Boston e qualche parco naturale, non mi aspettavo di fare un tour prefissato localizzando punti di interesse, chiese, musei, negozi, shopping center. Cercavo lo spirito del New England e quello l'ho trovato, nei paesaggi, nell'architettura, nei colori, nel mare, nei boschi, nei sorrisi e nella cordialità delle persone. Poi vedere una cosa in più o in meno mi interessava relativamente.
I posti più belli? Sicuramente Camden, Acadia, Lake Moosehead e il Lake Mégantic in Quebec. Boston bella ma non magica come credevo. Le tappe di attraversamento dalle White Mountains a Cape Cod invece mi sono piaciute un po' meno anche se abbiamo casualmente incrociato scorci bellissimi come il Lake Cristal.
Il mio turismo sui pedali è osservare, immaginare, fantasticare, ma soprattutto gustarmi quello che incontro e trovo. Qui gli spazi sono un po' più vasti e pur essendoci molto da vedere non siamo certo in Italia dove ogni 50 metri si trova qualche cosa di interessante, storicamente o culturalmente. Il fuoco acceso la sera, su un prato o nei boschi, birra alla mano ... è questo il più bello dei premi per il ciclovacanziere. E' in quei momenti che recuperi il rapporto ancestrale uomo-natura, che gusti il sapore dell'avventura e capti il senso vero dell'esistenza: almeno così è per me.
MENTALMENTE:
Quest'anno avevo la testa più libera anche perchè ho delegato il ruolo di "uomo mappa" a Paolino: giocoforza, essendo il più forte, era lui a dover saper interpretare mappe, curve altimetriche, strade secondarie, direzione da seguire e navigazione. Devo ammettere che a parte i primi giorni a voler usare il gps, si è poi mosso benissimo utilizzando esclusivamente il supporto cartaceo. Io giusto controllavo, correggevo, stimavo ... ma ho lasciato fare e spesso ho pedalato privo di mappe. La vacanza era condivisa ed è giusto condividere responsabilità, ruoli e fiducia.
Andarsene per più di due settimane lasciando a casa gli affetti non è facile. Il viaggio era già stato fissato e prenotato da febbraio, "al cuor non si comanda" e mi sono ritrovato in una "situation" (come si dice negli States) da qualche mese prima della partenza. Sono ugualmente partito. I primi giorni ho un po' sofferto, poi si entra nella dimensione vacanza e passano pensieri, nostalgia, rammarico, romanticismo: lo spirito di sopravvivenza prende il sopravvento e indossata la mia tuta in Tyvec mi trasformo in un animale da vacanza, dormo davanti al fuoco, mangio carne di renna affumicata e pedalo senza soluzione di continuità.
Poi vedere, conoscere, parlare, interagire ... certo il turismo nella sua accezione tradizionale sarebbe soprattutto quello ... ma ci vorrebbe più tempo e forse un'impostazione diversa. Per dirla tutta, bisogna anche arrivare a fine tappa non solo con la voglia di visitare, parlare, interagire, ma anche le forze residue per riuscire a tradurre in fatti la semplice voglia ...  Gli occhi sgranati, le orecchie aperte, la mente riposata ... per essere così è fondamentale avere una condizione atletica e mentale che ti permette di avere nelle tue "corde" e nelle tue "gambe" la voglia e la possibilità di fermarti, ripartire, rallentare, accelerare e non arrivare a fine tappa con l'unico obiettivo di una doccia calda e una mega abbuffata. Da 15 anni provo a migliorarmi su questo. E ci sono riuscito con non poche difficoltà. Ma ripeto, il turismo sui pedali è ricerca ma soprattutto scoperta, dell'ambiente circostante e di noi stessi. Un'opportunità che sta a noi cogliere.
Sono tornato più solido, temprato e maturato rispetto ad altre vacanze. Pur essendo in tre, è stata una delle vacanze che mi hanno permesso riflessioni, meditazioni e introspezioni ad un livello che mai avevo raggiunto prima. Soprattutto sui pedali. Mentalmente dunque esperienza positivissima.
METABOLICAMENTE:
Gestione notturna e pasti a parte (vedi sotto) mi ritengo soddisfatto. Il mio livello di conoscenza, consapevolezza e gestione nell'attività fisica a glicemia controllata mi consente di confermare il mio punto di vista pre-vacanza: il ciclovacanziere con diabete non esiste ovvero esiste nella misura in cui non è ancora un ciclovacanziere. Io penso di esserlo o comunque di aver intrapreso un percorso responsabile, severo e autocritico che mi consente di gestire il diabete alla stregua di qualsiasi altro fattore che fa parte di una vacanza sui pedali (fatica, impegno fisico, stress mentale, paura, imprevisti, guasti meccanici, cadute, incidenti, trovare la giusta via, l'alloggio, il cibo ...). In tal senso l'utilizzo del monitoraggio in continuo della glicemia con sensore e trasmettitore applicati sul braccio e il display fissato sul manubrio della bici mi hanno facilitato nell'essere in controllo, nell'integrare alla perfezione e nell'evitare picchi iper o ipoglicemici (con il solo glucometro tradizionale avrei saputo gestirmi ugualmente ma con meno rilevazioni e meno dati sul trend della glicemia). L'applicazione sul braccio si è dimostrata eccellente, se è vero che, a parte un sensore sostituito a Paolo per maldestra applicazione, non abbiamo mai avuto problemi di stacco, malfunzionamento o eccessive difformità di valori tra rilevazioni al glucometro e al sensore.
Zero ipo o accenni di ipo in tutta la vacanza. Il mio diario è pubblicato integralmente nella sezione Mellito Road Book e potrete verificare la mia gestione. I rari picchi iperglicemici derivano da snack o spuntini senza bolo non seguiti da immediata ripresa dell'attività fisica a seguito di necessità di stop più lunghe per i miei compagni di viaggio. Ho poi provveduto ritardando lo snack a fine pausa oppure riducendone l'assunzione. La soluzione ideale resta per me quella del pasto pedalando. In questa vacanza avrei potuto monitorare e mangiare sempre in bici riservandomi passeggiate, comode cene, poltrone e sofà a fine tappa.
La notte ho dovuto spesso correggere. La sera si mangiava tardi e tantissimo e poi difficilmente si faceva "serata". Dunque subito a letto addormentati spesso senza la necessaria lucidità per il timing delle iniezioni o di destarsi dal sonno per la correzione nonostante gli avvisi generati dal sensore. Confermo la parola "iniezioni" al plurale... a mio avviso pasti abbondanti e con ingente quantità di grassi, salse, salsine necessitano di boli onda quadra, che nel diabetico in terapia multiiniettiva si traducono in più iniezioni intervallate in dosi e con tempistica da determinare in base a esperienza, macronutrienti e conta dei carboidrati. In ogni caso, come annoto sul mio roadbook: "Un range 78-218 lo auguro a ogni diabetico su questo pianeta!"




NUTRIZIONALMENTE:
Ho avuto un buon controllo alimentare a colazione e durante gli spuntini diurni. A cena, dove potevo, volevo e dovevo mangiare di più, ho "sbracato" alla grande. Nonostante i primi giorni con cucchiaio bilancia e qualche buon proposito ho subito mollato gli ormeggi e ceduto alle derive dei grassi saturi e idrogenati, oltre a quantità smodate di birra e cibo spesso con un po' di pressapochismo (comprensibile) nel valutare pesi e dosi. I miei compagni di viaggio in questo si sono dimostrati complici e assolutamente poco integerrimi, quindi di nessun aiuto. Ma siamo adulti e vaccinati e ognuno è responsabile delle proprie azioni. Il cucchiaio bilancia è dunque rimasto sul fondo della borsa per la maggior parte della vacanza.
Il pasto migliore l'ho consumato a Camden @ Atlantic fatta eccezione per la fantastica grigliata sotto le stelle preparata assieme a Paolino al campeggio di Mansfield.
Volendo è comunque possibile mangiare bene, sano ed equilibrato almeno nei centri medio grandi. Nei piccoli si trova quel che si trova. Attribuisco cmq al 90% a mie mancanze e irresponsabilità la cattiva gestione alimentare e metabolica della notte. In ogni caso le buone glicemie diurne hanno spero compensato. La prossima glicata la faccio il 6 ottobre ... per allora spero di aver sistemato assetto lipemico e metabolico.
ECONOMICAMENTE:
ho speso certamente più del previsto per l'alloggio. Per mia fortuna per quanto riguarda materiale, accessori e bici ho già dato negli anni passati e non ho dovuto acquistare quasi nulla. Considero un furto legalizzato il supplemento bici applicato per tratta da Lufthansa di ben 200 euro. Roba da denuncia! Vergogna! In ogni caso tra viaggio, voli, supplementi, shopping, extra vari ho speso circa 2400 euro (euro 1100 volo + trasporto bici a/r su Boston). Le spese di questo viaggio sono state interamente a carico dei singoli partecipanti. Ci tengo a sottolinearlo perchè ahimè nel mondo dello sport a glicemia controllata a volte si aspettano i sostegni e i contributi per mettersi in viaggio! Noi lo abbiamo fatto in autonomia, utlizzando il contenitore DNL solo per raccontare la nostra esperienza.
AMICHEVOLMENTE: La decisione di condividere la vacanza presentava dei rischi. Ovvio che da soli, a parte se stessi, non devi spartire fatiche, birre, tappe, problemi, gioie, dolori, paesaggi, non devi fare compromessi sul quando aspettare, rallentare, accelerare ... è tutto più semplice. Ma l'obiettivo di quest'anno era provare a fare gruppo rinunciando a qualcosa ma arricchendoti dall'altro. Devo ammettere che è stato un pelino più difficile del previsto, per uno come me che sa gestirsi in autonomia fin troppo. So però bene che nei viaggi a due e più il problema del singolo è il problema di tutti e dunque sta a noi evitare di creare criticità ma allo stesso tempo confidando sul fatto che in caso di necessità siamo tutti prondi a darci una mano. Per fortuna l'amicizia, l'intesa, la sintonia, la convivenza prescindono dal diabete e dall'essere diabetici. Da sempre sostengo che il diabete non è un motivo per essere amici, per starsi simpatici, per essere più buoni o più comprensivi. L'amico con il diabete non esiste, ovvero esiste nella misura in cui è un vero amico!
Paolo ha 15 anni meno di me, ma ha dimostrato maturità, spirito di adattamento e disponibilità al sacrificio rare in persone della sua età dove queste qualità non vanno più di moda. Alcune birre condivise con lui sono state particolarmente apprezzate. Di certo abbiamo progetti, sensibilità, aspettative, caratteri diversi ... ma ci stimiamo e sappiamo procedere assieme.
Con Leonardo era la mia prima esperienza da ciclovacanziere anche se lo avevo già visto e soprattutto sentito più volte. Forse sono stato un po' severo con lui, ma lo sono stato almeno quanto lo sono con me stesso, anzi un po' meno. E soprattutto mi sono permesso di farlo perchè credo che Leonardo sia persona capace e pieno di qualità: tanti "cazziatoni", tanto onore!
Cristian, Paolo, Leonardo ... 3 persone, 3 destini ... non dovevamo essere amici a tutti i costi, ma compagni di ventura, "tra mute frasi e sguardi di intesa." Questo era l'obiettivo, l'amicizia è qualcosa di più serio e strutturato che prescinde ma anche deriva dal viaggiare assieme. W i compagni di ventura, W gli amici veri ... il diabete non c'entra!
ASPETTATIVAMENTE:
Cosa mi aspettavo? Mentirei nel dire che non mi aspettavo nulla ... certo volevo più strade tortuose, più campeggio, più barbecue, forse più chilometri, più grinta, più sintonia, più sinergia. Ma sono molto severo, anzi server'issimo. Auguro comunque a tutti di fare una vacanza in tre in queste condizioni mantenendo lucidità, equilibrio psicofisico, allegria e voglia di avventura e conoscenza. Io sono ambizioso nel senso buono del termine ... credo e voglio di più ... ciò non mi crea insoddisfazione o frustrazione, ma voglia di migliorarmi  ... le mie aspettative non sono imperativi, principi assoluti: sono auspici, percorsi, itinerari ... vedremo se avrò voglia, possibilità e spirito per affrontare altri viaggi su due ruote.
Perchè dovrei "sbattermi" così, faticare, pedalare, sudare, imprecare? La fine del mondo è forse vicina? Io credo di no, per questo continuo a sperare, a fare, a vivere!
BICICLETTAMENTE:
la mia Cinelli Bootleg ZZ Rats, alla 3a esperienza, si è confermata per quello che è: bici pesante, robusta e rigida, ma molto confortevole grazie al connubio ruota 28-26 pollici fronte retro che consente un ottimo mix tra scorrevolezza e guidabilità. Il manubrio da corsa è fantastico. Rapporti adeguati. Il vero limite sono i freni a disco e la serie sterzo un po' deboli. L'altimetria ridotta e i pochi tratti off-road mi hanno consentito comunque di pedalare senza grossi problemi. Alla fine ho solamente rotto il reggisella per mia colpa (20 minuti e il problema è risolto grazie alla vicinanza di un negozio di bici) e due raggi  della ruota posteriore (uno lo devo ancora riparare). La catena era al limite ma ha tenuto. La unica vera novità sono state: la sella Brooks Alpe D'Huez e il porta bottiglia da 1 litro e mezzo. Fantastica la prima: nessun problema di abrasioni, male al fondo schiena o arrossamenti ... una vera poltrona per chiappette ciclomellite. Da verificare la seconda ... bisogna regolare meglio la distanza e spesso non è così facile riporre la bottiglia mentre pedali.
Inutili i porta borracce che ho montato sulle forcelle ... troppo morbidi ... da modificare. Ortlieb ... le borse teutoniche sono una garanzia. Per il resto come sempre troppo peso al seguito.
EMOZIONALMENTE:
Che dire ... sono cicloviaggiatore navigato e sono partito per questa vacanza abbastanza sereno e disincantato. Forse un po' troppo freddo addirittura.
Non annovero questa tra le vacanze che mi hanno regalato le emozioni e le soddisfazioni più forti, ma di certo non scorderò mai le notti davanti al fuoco, i sorrisi e le birre condivise con i miei compagni di viaggio.
Beercycling, Beercamping, Beerwhateveryouwant ... non sarà salutista o in linea con la pratica sportiva responsabile, ma è vita! E le emozioni sono queste ... anche perchè per mia fortuna lo sgarro per me è vezzo e non vizio!

MOVIOLA B2B .. By Leonardo Ragusa




FISICAMENTE: I 1.810 km in 15 giorni, le 89 ore in sella, i quasi 12 mila metri di dislivello, i 124 (e rotti) km al giorno di media, i 35 kg della bici a pieno carico, i 4 Stati, le due Nazioni, i due parchi nazionali come palcoscenico, la tappa più lunga di 158 km, le quasi 7 ore di media in sella al giorno, le decine di migliaia di calorie consumate (sarebbe stato carino usare il cardiofrequenzimetro per vedere il dispendio calorico totale a fine vacanza), credo siano cifre di tutto rispetto per rendere merito a quanto si è fatto.
Di sicuro ho attraversato giornate difficili: quel mercoledì 11 agosto me lo ricorderò per sempre in quanto a fatica fisica e atletica. Ma quei maledetti 128 km li ho fatti tutti per arrivare a Greenville.
Ciò che mi ha messo in difficoltà non è stato tanto il kilometraggio quotidiano o complessivo. No, avrei potuto arrivare anche ai 2.500 km totali, ma al mio ritmo, ben diverso da quello di Cristian e, soprattutto, a quello di Paolo che ara mastodontico rispetto al mio. Per un ciclista di 38 anni come me, alto 187 cm e che pesa 80 kg, sono stati i ritmi e i continui saliscendi a fiaccarmi. Non reggevo quelle medie, dunque ho patito. Onore a chi aveva più benzina di me..
Una vacanza identica, ma con ritmi più blandi mi avrebbe sfibrato di meno.
In tutta onestà, però, non posso che essere felice per quanto ho fatto. Potevo farlo meglio, questo sì, ma lo “stringere i denti” non può che migliorare il mio giudizio su me stesso, pur avendo molte cose in cui migliorare.
Su questo, mi rincuorava l’incipit del nostro Diario di Viaggio che recita più o meno così: “il segreto dei lunghi viaggi non sta nella disordinata velocità, ma nella marcia regolare, anche se non veloce”.
TURISTICAMENTE: Vacanza cicloturistica, si chiama così il viaggio con bici, borsa, tenda.
Vero che il museo più importante del New England è la natura, e noi ci siamo passati in mezzo, ma il viaggio è stato più ciclo che turistico.
Natura a parte, Boston a parte, abbiamo “visto” poco. Questo mi è dispiaciuto. Avrei avuto voglia di visitare e vedere: qualche centro, qualche chiesa, qualche punto interessante dei paesi attraversati. Diciamo che – se dovessi ripetere l’esperienza – prediligerei un itinerario con una via di mezzo tra visite e km in bici. Reputo che la bici ti permetta cose favolose e interdette alle auto; ecco, mi piacerebbe approfittarne e visitare di più.
Una cosa però va messa sopra tutto: viaggiare così mi ha fatto conoscere il popolo americano con contatti diretti. Un popolo estremamente cortese ed accogliente, interessato al nostro viaggio e pronto ad aiutarci. Insomma, come essere a casa. Questo è stato favoloso.
MENTALMENTE: Stavo bene e facevo una cosa che desideravo da molti mesi. Mentalmente non me l’aspettavo così difficile dal punto di vista fisico, o forse mi sopravvalutavo, o forse tutt’e due: mai fare i conti senza l’oste!
Però ero in un posto bellissimo, non avevo il pensiero rivolto verso casa per una morosa (non ce l’ho), per cui ho goduto appieno di tutto ciò che mi circondava.
Sono stato bene, anche se ero sempre un po’ preoccupato perché comunque ho costretto a rallentare la media km/giorno che i miei due compagni di viaggio avrebbero tenuto in mia assenza. Quando ti senti “il più lento”, ti dispiace sempre. Solo questo. Per il resto, tutto ok.
METABOLICAMENTE: Potevo fare molto meglio. Mi sono anche impegnato poco.
Anche se solo una volta mi sono trovato a 66 (ipo subito recuperata con un panino), e ho addirittura toccato il 516 a causa di un maledetto, ma buonissimo, bicchiere di cioccolato caldo che probabilmente era un kg di zucchero puro, le glicemie sono state più o meno decenti.
La mattina (con bolo correttivo la notte) erano abbastanza buone, durante il giorno stabili, seppur un po’ sopra il desiderabile 100-140.
Cristian sicuramente è stato più bravo!
Contiamo che abbiamo avuto un tenore alimentare molto strano, pieni di cose difficili da quantificare: dolci, salate, grasse, cremose.. pannose.. frittose.. ketchupose.. cioccolatose.. nutellose.. maionose.. e via così.
Dura fare i bravi. Io non l’ho fatto. Gestione metabolica da migliorare, non c’è dubbio.
NUTRIZIONALMENTE: In America si mangia vera merda, ma è una merda gustosissima.
Ho mangiato di tutto, sempre al limite del lecito, non dico per un diabetico, ma anche per una persona che ha il pancreas che lavora alla grande.
I piatti erano attentati al colon, alle arterie, alle vene, al cuore, a tutto.
Ma era tutto fantastico… e tutto annaffiato da birra eccellente, la Samuel Adams.
ECONOMICAMENTE: Spesa sostenibilissima. Nella vacanza ho speso circa 1.200 euro, forse qualcosa in più. Ma il costo complessivo è lievitato a causa di tutta l’organizzazione della vacanza: viaggio aereo, viaggio bici (300 euro!), spese per sistemare la bici prima di partire, spese per le borse Vaude che non avevo, spese per la digitale compatta (ok, quella è una immobilizzazione che rimarrà con me, ma intanto i 230 euro li ho spesi..), attrezzatura, abbigliamento, cavolate varie.. insomma, la spesa non è stata bassa per me. Ma evito di scriverlo sennò mi impressiono di più a vederlo nero su bianco!
AMICHEVOLMENTE: Amicizia è anche sapersi sopportare. I due miei compagni lo hanno fatto con me, io con loro. Ma sempre con rispetto e pazienza. Di certo, la diversa velocità di crociera – e di volontà “di fare anche il turistica” in senso stretto – ha creato qualche frizione. Come ho scritto sopra, io avrei visitato di più, loro avrebbero corso di più di quello che si è fatto.
Ma a parte qualche “assestamento” iniziale, finito con una stretta di mano, non posso che dir bene.
Per Paolo, che non conoscevo, mi limito a dire che la differenza di età è già sufficiente a giustificare le diversità di vedute. Ma nei momenti in cui siamo stati soli a passeggio per i paesi, la sera, ci siamo sempre parlati con buon cuore e affetto, come tra due fratelli divisi da molti anni di età. Quei momenti sono stati per me i migliori tra noi due.
Per Cristian, che conosco da molto, ho potuto affinare il ritratto che avevo di lui. Confermato tutto quello che già avevo in testa, e che mi ha sempre attirato e affascinato e insegnato, mi sono anche accorto che stargli accanto è stato più difficile di quello che pensavo, forse per la sua estrema severità nel concepire la giornata, l’attività fisica, i tempi, la sfida, il duello con il diabete. O, almeno, questo è ciò che mi è parso.
Io sono più “cazzone”. Da qui, le diversità di vedute che, sottolineo per evitare malintesi, non hanno scalfito gli equilibri che però, sono stati gestiti più con testa che con cuore.
Giudizio finale: siamo stati bravi a sopportarci in alcuni momenti. Ergo: siamo persone mature ed intelligenti.
ASPETTATIVAMENTE: Quando parto non mi aspetto niente. So che mi gioco la partita giorno dopo giorno facendo del mio meglio. Le aspettative sono la principale fonte di delusione, per cui meglio non averne (mi riferisco alle vacanze, non a tutti gli aspetti della vita!).
Mi aspettavo il New England, e New England ho avuto.
Non mi aspettavo gli americani, e invece mi sono stati regalati con una sorpresa e una gioia enormi nel poter dire: li ho conosciuti da vicino.
Questo, sì, resterà sempre dentro di me.
BICICLETTAMENTE: Eccezionale. Il mio meccanico è stato un grande. Mi ha settato la bici da Dio. Non ho avuto un-problema-che-fosse-uno. Scorrevolezza, affidabilità, bilanciamento, frenata, centratura, assetto, attrezzatura. Tutto era al top. Giudizio: stratosferico.
Sono felice per come ho preparato il mezzo, pur nella totale inesperienza. Vero che non viaggiavamo in condizioni estreme, anzi. Ma il mezzo era tarato come Dio comanda. Forse anche meglio.
EMOZIONALMENTE: Le emozioni sono talmente tante che non potete immaginare. Di tutti i tipi.
Non posso nascondere, sarei falso, che a volte mi sentivo un po’ giù di morale per il fatto di rallentare il “treno”. Saper di essere il più lento non è mai facile da mandar giù.
Ma per il resto, l’emozione di un lago al tramonto, del Monte Cadillac, di entrare a Bretton Woods, di correre sui sassi dell’Acadia, di passare accanto all’Oceano, di varcare il confine, di trapassare come una lama tutta Cape Cod, di godersi il vento del traghetto, di mangiare tutte cose proibite, di bere 4 birre al giorno, di parlare con la gente, di ricevere i sorrisi della gente!, di dialogare con il diabete come fosse anche lui su una bici accanto a te, di fare colazione in silenzio nel rispetto della natura che sta lì accanto, di pensare a cosa stai facendo e che pochi fanno, di superare te stesso… beh, credo si possano immaginare le tonnellate di emozioni che mi hanno spaccato il cuore!

MOVIOLA B2B .. By Paolino Cravanzola
Autorizzo integralmente la pubblicazione dei dati qui contenuti su www.diabetenolimits.org



FISICAMENTE: Ho sempre pensato che l'essenza del ciclismo sia la fatica, e un’esperienza come questa, con la presenza dei bagagli su un telaio già di per se non leggero,  rafforza questa mia convinzione.
Se con la bici da corsa pendenze al di sotto del 3% sono quasi impercepibili, qui erano delle ascese in cui il 50 quasi andava stretto; gli strappetti al 10%, erano ascese da rispettare,  e le rampe oltre a questa pendenza andavano prese con le pinze, anticipando la cambiata prima che la salita vera e propria cominciasse. Fortunatamente però, essendo in compagnia, ho potuto evitare di massacrarmi con ritmi eccessivi, e sono riuscito a finire le varie tappe con ancora parecchie forze.
TURISTICAMENTE: Forse non abbiamo visto moltissimo… in termini di normale turismo: le giornate iniziavano abbastanza tardi, complice un necessario recupero dalle fatiche del giorno prima, e finivano nel tardo pomeriggio, viste le medie non proprio da Tour de France. Pedalare tra le verdi foreste del New Hampshire è però tutto ciò che desideravo, per cui il restare più tempo in sella è stato il benvenuto
MENTALMENTE: Il fatto di avere una “data di ritorno”, mi ha pesato un po’…  già sapevamo che entro una certa data saremmo dovuti essere a Boston, e già sapevamo che alcune cose non si sarebbero potute vedere. Alcuni problemi alla bici (parecchi), mi hanno anche buttato un po’ giù. Il pensiero che da lì a un mese sarebbero nuovamente cominciati gli esami universitari, infine, mi ha messo un minimo di angoscia. Fortunatamente, il sapere che il giorno dopo avrei nuovamente potuto pedalare, mi ha aiutato non poco.
METABOLICAMENTE: Che dire… nonostante varie fonti mi avessero detto che il sensore fosse da utilizzare solo per giudicare il “trend”, e non il valore assoluto, ho rilevato che nella maggior parte delle misurazioni, la variazione tra il valore del sensore e quello ematico, era inferiore a 10 mg/dl. Il suo utilizzo è stato quindi di enorme aiuto, soprattutto per la possibilità di mangiare poco in bici, e di valutare le glicemie notturne… la sera infatti, complici delle cene “ricche” di grassi saturi,  i valori glicemici tendevano a salire, e ho quindi imparato ad “osare” con la correzione del bolo quadro prima di coricarmi, sapendo che ne avrei avuto bisogno di lì a poco.
Il dopo Tour è però stato disastroso: sono dovuto passare da 7 unità di Levemir serale, a 14+8, per avere una glicemia che tendeva cmq a salire, e un rapporto insulina-carboidrati da 1:30 a 1:15… inquietante! Fortuna che dopo una decina di giorni la situazione si sta normalizzando…
NUTRIZIONALMENTE: Che in America si mangi male, secondo me… è un’emerita balla. E’ infatti più facile trovare “Junk Food”, ma è anche pieno di locali che vendono frutta, di ristoranti che offrono pesce e carne alla griglia, e di “paninari” che hanno in bella mostra dei panini con aragosta bollita e verdurine varie…  ovviamente non siamo caduti spesso nella rete dei Mac Donald e dei Burger King, ma per il breve periodo che abbiamo trascorso negli States, è un lusso che ci siamo potuti concedere.
ECONOMICAMENTE: Speravo di spendere molto meno. Soprattutto a dormire, contavo di trovare dei motel da una 50ina di dollari in 3… purtroppo ci siamo avvicinati a questa cifra solo un paio di volte. Le poche volte in tenda, hanno dato una mano ad abbassare la media, ma anche qui, il costo per una semplice piazzola non era propriamente economico. Sinceramente devo ancora fare per bene i conti (se mai li farò), ma penso di essere ben oltre i 1000 euro… poco male, l’esperienza li ha valsi tutti.
AMICHEVOLMENTE: Cri lo conoscevo già abbastanza bene, e sapevo che anche nelle avversità (vedi giro di capodanno), non avrebbe avuto problemi, anzi... ho forse fatto ancora troppo affidamento su di lui. Sotto alcuni aspetti, siamo fin troppo simili, e i pensieri erano spesso condivisi, ancor prima che ne parlassimo…
Con Leonardo invece avevo scambiato giusto un paio di mail. C’è stata qualche scintilla nel decidere un po’ il percorso nel finale, viste le diverse propensioni ad andare a Boston o restare nelle verdi foreste del New Hampshire, ma subito risolte. Io e Leo intendiamo la bici in modo diverso: io mangio, mi vesto e svesto, mi misuro… cercando di stare sempre in bici senza fermarmi, e spesso non faccio neanche foto, perché il momento in cui pedalo è “sacro”. E’ quindi ovvio che sia stato un minimo indisposto dalle frequenti pause… ma non potendo chiedergli di cambiare le proprie abitudini per una vacanza, è andata bene così. E ricordati di avere sempre dietro da mangiare!!! ^^
ASPETTATIVAMENTE: Speravo di stare maggiormente nel verde. Avevo in mente il Vermont, tra verdi foreste e limpidi laghi alle pendici dei monti… New Hampshire e Quebec me ne hanno dato un bell’assaggio, ma il mancato passaggio a ovest mi è un po’ mancato. Il fatto di vedere una libreria a New York le immagini in autunno del Vermont, però, mi ha rinfrancato, pensando che magari un giorno vi transiterò proprio in quel periodo, ammirando quei colori.
Pensavo anche di fare più km al giorno, magari a medie un po’ più sostenute.
Infine speravo che, soprattutto nella parte settentrionale, i ciclisti fossero più rispettati: diverse volte è capitato che ci tagliassero la strada a pochi metri da noi, o che non ci dessero la precedenza… per non parlare delle strombazzate lungo strade semi-deserte non appena ci vedevano in doppia fila, o le strade con divieto di transito alle biciclette… e noi dove passiamo?!?
BICICLETTAMENTE: tanti problemi. Dalle ruote che continuavano a scentrarsi, al porta bauletto frontale che non restava su, oppure al portapacchi che piegato non rimaneva più stabile sul retro della bici. La bici ha cmq terminato il tour insieme a me, e a breve penserò a un paio di modifiche per renderla più conforme all’utilizzo che ho intenzione di farne. Il portapacchi è però restato in un cassonetto a Boston.
L’aggiunta di uno specchietto è stata provvidenziale, permettendomi di vedere i compagni di viaggio non appena si staccavano. ;-)
Nonostante mi sia dispiaciuta la mancanza di salite serie infine(non c’erano proprio montagne), devo però ammettere che una delle modifiche realmente necessarie, volessi andare con i bagagli ad affrontare delle salite alpine, è la tripla…
EMOZIONALMENTE: La sensazione provata nel silenzio delle White Mountains, tra i vari laghetti, e strade infinite con un asfalto nero lucido, è indescrivibile. Per non parlare della grigliata in campeggio, o del rimirare le stelle dentro il sacco a pelo. Tutte quelle birre condivise, soprattutto con Cri, l’ubriacone del gruppo, sono indimenticabili, e mi ricorderò per sempre la signora che ha insistito per darmi il suo numero affinché la potessimo contattare per qualsiasi evenienza. Lo sguardo famelico di Leo, mentre cucchiaio alla mano svuota un barattolo di nutella, o la soddisfazione di Cri nel prepararci la cena con fornello e pentolino da campeggio, dopo averli portati tutto il tempo dietro in bici, mi resteranno impressi. E poi… “where’re you heading to?”

[a breve on line i mellito road book]

IL PRIMA




President Dixit
(30.06.2010)

Dal 1995 ad oggi, quasi senza soluzione di continuità (ho saltato solo il 2008 per problemi alla schiena). la ciclovacanza fa parte della mia vita. Il diabete "solo" dal 2005 ... e totalmente senza soluzione di continuità.
Per me nessuna novità da questo punto di vista, con o senza diabete la marcia regolare sui pedali si sostituisce per qualche giorno o settimana alla disordinata velocità.
Non mi sono mai interrogato più di tanto sul perchè ogni anno mi cerco qualche nuova meta, qualche nuovo percorso.
Quest'anno ritorno "overseas" ... dopo il Madagascar 2007 e Nuova Zelanda 2001 ancora a pedalare lontano dalla cara vecchia Europa, anche se il New England è forse l'area geografica yankee più simile al vecchio continente. Un paio di settimane piene piene, 2000 km circa forse più, tanto campeggio, tanta natura, tanta capacità di autogestione, voglia di vedere e di conoscere. Acquisire la capacità di trasformare le apparenti difficoltà in opportunità. Del campeggio libero cogliere il rapporto ancestrale con la natura, e non la paura di essere mangiati dal "lupo cattivo" ... è una forma mentis! Sono un inguaribile ottimista e allo stesso tempo persona tormentata. Mi piace confrontarmi, cazziare e cazziarmi. Sono fatto così! Mi metto in gioco, persisto nel perseguire i miei obbiettivi cercando di fronteggiare le difficoltà in maniera efficace. Le mie motivazioni sono salde e resistono agli imprevisti .. altrimenti la mia passione cicloturistica non sarebbe che "un fior di vita nel giardino della giovinezza". Pedalare, correre, allenarmi sono per me sinonimo di speranza, che non va mai persa.
La specie umana privata della speranza non sarebbe sopravvissuta a catastrofi, guerre, difficoltà, sconfitte.
Con Paolo e Leo sono sicuro sarà una bellissima "avventura" ... nonostante mi abbiano eletto a guida, io sono con loro per imparare ... il diabete mi ha insegnato che non si smette mai di imparare ... e che l'esperienza da sola conta poco se non si è saputo farne tesoro ... puoi essere il più navigato dei diabetici o dei cicloviagiatori, ma se in tutti gli anni di convivenza con una patologia o una passione (poco importa la differenza) non hai fatto uno sforzo per apprendere, poco saprai dire, poco saprai aiutare, poco saprai ricevere. In quest'ottica di give&take mi accingo a questa ciclovacanza a tre in autosufficienza e ... come al solito ... autopagata.
Sono quasi commosso nel vedere altri cicloviaggiatori con diabete che non hanno bisogno di cercare sponsor o partner per andare a fare quello che gli piace fare.
Adesso mi sento un po' chioccia, ma già dal secondo giorno sono certo Paolo e Leo sapranno "tirare il carretto" ... di sicuro avrò bisogno di loro per ritrovare la gamba dei giorni migliori visti i pochi allenamenti in bici di quest'anno ... ce la metterò tutta e spero che Paolino non tiri troppo! Lui è un vero portento della natura!
Ma saremo lì non solo per una "gagliarda pedalata" ma soprattutto per andare, in uno stato di autonomia quasi completa, per monti e pianure, tra erbe fragranti e capricciose stradine, nell'ombra de iboschi o nella luce delle vette! Compenseremo la rinuncia alla velocità con un dono di poesia tale da farci sentire, più che spettatori, partecipi dello spettacolo della natura che il New England saprà offrirci.
"Il ciclovacanziere con diabete non esiste, ovvero esiste nella misura in cui non è un ciclovacanziere" ... a buon intenditor poche parole!

Paolo Dixit
(30.06.2010)

Quando penso a una qualsiasi meta, le uniche motivazioni che ho difficoltà a trovare, sono quelle per non partire… come si fa anche solo a pensare di rinunciare, avendone la possibilità, a partecipare a questa “spedizione”???
Negli States ci sono già stato 2 volte, mai sopra Boston, e mai con la bici al seguito… e a leggere i pareri delle persone che già hanno pedalato in quelle zone, è una grave mancanza! ;-)
La mia motivazione principale quindi, se proprio devo trovarne una, è quella di immaginarmi avventuriero, in una terra che non conosco, tra gente che non parla la mia lingua, con solo una tenda a supporto del mio peregrinare: la realtà è decisamente meno drammatica, ma la fantasia è sempre stata il mio forte.
Termino questa forma di “introduzione” con una promessa: la mia prima ciclo vacanza risale a questo capodanno, in compagnia del Presidentissimo, terminata in malo modo a causa della mia propensione ad esagerare con gli alimenti… o meglio, le salsine!
Ho così scoperto che in un gruppo, ogni problematica individuale ricade sugli altri, per cui prometto fin d’ora la mia totale attenzione in tal senso ai 2 compagni di viaggio!

Leo dixit
(30.06.2010)
Non ho mai messo piede negli Stati Uniti d’America. Nonostante questo li ho sempre guardati con sorriso e interesse e curiosità per mille motivi: tutti i film e telefilm di quando ero ragazzo sono americani, quando accendi la TV moltissime cose ti parlano degli Stati Uniti. I giornali e le riviste anche.
E se ogni parte degli USA mi attira, di certo, sopra tutto, c’è il New England. Sarà il legame che ha con la vecchia Europa, le università, la cultura anglosassone, gli WASP. Sarà il telefilm della Signora in Giallo! Boh. Ma ogni cosa del New England mi attira, mi piace pur non avendolo mai toccato con mano.
Diciamo che questo è già un buon inizio per essere indotto ad un viaggio in quei luoghi. Non so perché, ma credo siano civili, puliti, calmi, silenziosi, colorati, pieni di verde e di acqua. Penso ci sia poco traffico, poca densità di popolazione. Mi viene in mente il Vermont, il Maine su tutti.
Poi chi non si ricorda le finali (al meglio delle 7 partite!) tra gli L.A. Lakers di Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar e i Boston Celtics di Larry Bird e Kevin McHale degli anni ‘80? E Boston è proprio nel New England. Ma guarda un po’.
E vogliamo parlare di Cape Cod dove ci sono le più belle case in perfetto stile vittoriano? Amando l’Inghilterra della Regina Vittoria non potevo non amare i luoghi statunitensi che così tanto lei ha influenzato nella cultura e nella civica educazione.
Se su questo palcoscenico meraviglioso poggiamo una bici, la mia più grande passione, e l’amicizia per Cristian, che così tanto mi ha insegnato, seppur nelle brevissime frequentazioni, non può che venir fuori una attrazione irresistibile.
Amicizia, luoghi bellissimi, bici, aria in viso, borse, tenda, pantaloncini corti, borracce, t-shirt, due chiacchiere.. Credo che molti vorrebbero essere al nostro posto!
In questo periodo non ho “morosa” (se ci fosse lei, non potrei sacrificare le uniche vacanze dell’anno per fare un viaggio per conto mio), per cui ho preso la palla al balzo e ho dato l’adesione.
Paolo non lo conosco, se non via e-mail, ma non credo avremo problemi. Siamo tre ragazzi in tutto. Di Cristian non posso dire nulla, di sicuro anche con Paolo andrà bene. Faremo il possibile.
Ecco, un altro motivo: è una prova con se stessi. Non c’è solo vacanza qui.
Tu, la bici, i due compagni di viaggio, il diabete.
Molte sono le cose che possono metterti alla prova, ma anche “provarti” nel senso di metterti in difficoltà. Alla fine credo che sia utile, possa rafforzare.
Anche sopportare la fatica, cercare di andare d’accordo tra noi, la mediazione nelle decisioni, l’aiutarsi, il litigare quando sarà ora, per poi superare tutto.. E tutto questo daffare sarà ben condito dal diabete, che vogliamo “superare” anche questa volta. Con un sorriso.
Ecco, credo che le motivazioni per partire ci siano tutte, anche se ho una paura fottuta dell’aereo. Ma ne vale la pena.
Buon viaggio.