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Dnl - Diabete no limits

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Outdoor 2007-2010 - KIMA Trek 2010




Da qualche settimana mi balenava in testa l'idea di passare 3 giorni in montagna a camminare, passando le notti in rifugio; in un battibaleno ho trovato 2 compagni di viaggio (Matta e Pir) e 2-3 percorsi impegnativi ma adatti a neofiti come noi; quindi restava solo scegliere la destinazione.
Domenica 8 agosto, dopo un briefing serale a base di pizza fatta in casa dal Mellito's friend ormai affezionatISSIMO Luca (Matta), si decide la destinazione : il Sentiero Roma.
Il percorso originale comincia a Novate Mezzola, dalla salita al rifugio Brasca in val Codera. E' però possibile percorrerne una versione abbreviata, che parte dal sentiero Risari, cioè dal rifugio Omio (m. 2100), in valle dell'Oro, cui si sale dai Bagni di Masino. Nella sua versione abbreviata, il Sentiero Roma viene percorso generalmente in tre giorni : nel primo si effettua il percorso Bagni Masino-Omio-Gianetti, nel secondo la traversata Gianetti-Allievi, nel terzo la traversata Gianetti-Ponti, con discesa finale dalla Valle di Preda Rossa a Filorera, appena sopra Cataeggio.
Percorerremo il percorso della famossimica gara di corsa in montagna e “dà fòra dè cò (fuori di testa)”, il Trofeo Kima. A questa gara dedicheremo il nostro viaggio “ KIMA TREK ”.




Itinerario
1° Giorno : Bagni di Masino – Rifugio Omio – Rifugio Gianetti
2° Giorno : Rifugio Gianetti – Rifugio Allievi
3° Giorno : Rifugio Allievi – Cima Camerozzo – San Martino – Bagni di     Masino






Perfetto esempio di compilazione un "mellito road book" ... giovani mellitos crescono! (ndr)

1° Giorno
Pronti-Via, siamo già in ritardo, con tom-tom non funzionante, ma tanto senso dell'orientamento. Arriviamo in Val Masino, nella frazione di S.Martino, precisamente ai Bagni di Masino; Parcheggiata la macchina, zaini in spalla, foto di rito da fotografo professionista improvvisato, si PARTE dai Bagni di Masino a quota 1172 verso il rifugio Omio posto a m. 2100 . Puntando in direzione del bosco inizia la salita da subito impegnativa, dopo circa tre quarti d'ora si raggiunge il poggio del Pian del Fago a quota 1590, dove possiamo ammirare la Sorella Maggiore (Val Porcellizzo).
L'ultimo tratto della salita è un percorso piuttosto diretto nel quale la pendenza rimane considerevole e la fatica comincia a farsi sentire. Nonostante vescica sullo stinco per BRU, stanchezza post-serata e condizione atletica non ottimale per PIR e un principio di tachicardia per il MATTA, raggiungiamo il rifugio Omio con grande anticipo rispetto al tempo indicato dalla segnaletica.
Dopo esserci rifocillati con panino speck & cheese + avanzo Pizza della sera precedente, ripartiamo in direzione del rifugio Gianetti.
Sin dai primi metri capiamo che l'attenzione dovrà restare alta, date le elevate pendenze ma soprattutto il fondo impervio. Punto degno di nota è l'attacco alla costiera del Barbacan che avviene attraverso un canalino, nel primo tratto in corda fissa. Scolliniamo a metri 2610 e sulla discesa incontriamo diversi tratti in corda fissa e godiamo di un panorama che suscita una certa impressione, vinta agevolmente dallo spericolato MATTA, intraprendente PIR e cacasotto BRU.
2h30' dopo la partenza dall'Omio raggiungiamo il rfiugio Gianetti posto a metri 2534, dove terminano le nostre fatiche odierne. Siamo tutti e 3 fiduciosi per il proseguo del sentiero, vista l'andatura tenuta oggi, anche se il prudente PIR, sente di non essere al meglio, ma siamo convinti che spronandolo un pochino, troverà le forze per continuare senza problemi. Troviamo posto in camerata buia e molto battuta, stendiamo gli umidi panni, “SNACKiamo” e ci concediamo un defaticante fino ai piedi del Dente della Vecchia, molto frequentato da chi arrampica.
Eccoci a cena (ci aspettavamo piatti locali tipo pizzoccheri, polenta taragna … invece pasta al pesto, cotoletta e tiramisù, ma và bene anche cosi) ,  mostriamo evidenti segni di ingordigia soprattutto se paragonati alle esili quantità di cibo consumate dai nostri vicini di tavolo. Facciamo un velocissimo briefing per la giornata e poi free-time per i tre allegri tapascioni.



2° Giorno
Dopo una notte tribulata, dove piccoli microcicli di sonno alleviano la stanchezza del giorno precedente, alle ore 7.00, in ritardo di ben 30' facciamo lo zaino e giù diretti per la colazione.
Non ci risparmiamo, in particolare BRU, tra marmellata e nutella si “sagula” a volontà.
Chiediamo informazioni sull'itinerario e meteo odierno, saldiamo il conto e  dopo la rigorosa foto di rito siamo pronti per partire.
Lasciato il rifugio Gianetti, dopo un primo tratto che ci permette di scaldare cuore e gambe, cominciamo a salire in direzione della massiccia costiera che separa la Val Porcellizzo da quella di Ferro. Dopo aver salito una scaletta fatta da grandi blocchi di granito, raggiungiamo uno sperone con un tratto un  po' esposto.
Ma eccoci all'attacco della costiera; veramente impegnativo, in particolare nell'ultimo tratto per ghiaccio e appoggi precari, nonostante l'aiuto delle catene. Appena scolliniamo, rimaniamo a dir poco stupefatti dalla bellezza e ampiezza della valle di Ferro e dal monte Disgrazia che con i suoi 3678 metri sovrasta ogni altra cima.
Ora ci attende una discesa che si presenta difficile, un primo tratto su placche di granito, con l'ausilio di corde fisse e la seconda parte, anch'essa in corda fissa con diversi passaggi impegnativi ed esposti.



Superata la prima difficoltà, decidiamo di fare una piccola deviazione per raggiungere il bivacco Molteni-Valsecchi. Arrivati al bivacco, apriamo la porta e iniziamo a fantasticare su avventure future e compiliamo il registro del CAI “DNL passa anche da qui”.
Lasciato il bivacco, riprendiamo il nostro cammino verso il secondo passo, il passo Qualido a metri 2647 . Quest'ultimo risulta più agevole, forse perché abbiamo ancora negli occhi le difficoltà del primo passo, anche la discesa è meno ardua rispetto a quella del Camerozzo anche se qualche tratto esposto richiede sempre molta attenzione.
Da qui in avanti il percorso si snoda tra saliscendi camminabili della val di Qualido fino ad arrivare ai piedi del canalino che sale al passo dell'Averta.
L'ascesa risulta agevole ad eccezione dell'ultimo passaggio, ma ormai siamo  prossimi al passo, posto a quota 2540. Scollinati da li a poco possiamo veder comparire all'orizzonte la sagoma del rifugio Allievi, che raggiungiamo dopo 45 minuti di cammino su un percorso con molti saliscendi che affrontiamo a tutto gas.
Sistemazione in loco, spuntino a base di tè, cioccolato e pane, poi spinti dallo spirito di emulazione di due runners incontrati sul percorso, facciamo una corsettina e dello stretching fino a che le prime gocce di pioggia ci convincono a rientrare al rifugio. Raggiungiamo PIR, che si documenta sul continuo del percorso Roma. E' il momento giusto per una birra in compagnia con brindisi a noi tre !
Cena poco locale anche oggi (pasta al ragù, arrosto e piselli) eccezion fatta per una porzione di formaggio del posto. Alle 22 siamo pronti per un bel carpiato nel letto in attesa della dura giornata di domani, purtroppo già l'ultima.



3° giorno
Sveglia ore 6.05, oggi è l'ultima tappa, ma anche la più lunga e quella che ci permetterà di raggiungere la cima più alta di tutto il sentiero Roma, il Cameraggio a quota 2950.
Appena apriamo gli occhi, ci precipitiamo alla piccola finestra posta davanti ai nostri letti sperando che il tempo ci permetta di continuare il cammino, visto che le previsioni non erano delle migliori; fortunatamente non piove e nonostante grandi nuvoloni, si intravedono anche degli sprazzi di sole.
Oggi siamo molto reattivi, la voglia di metterci in cammino è tanta, solo PIR è titubante, non se la sente di fare tutta la camminata, ma riusciamo a convincerlo ad arrivare al primo Bivacco e poi in base alle sensazioni decidere se continuare con noi, oppure iniziare a scendere a valle.
Facciamo colazione, poca scelta, ma quello che ci viene dato lo divoriamo, BRU sempre in testa.
L'ormai usuale foto di rito, scambiamo 2 chiacchere cn le diverse persone incontrate durante i due giorni , in particolare con il gruppo di ragazzi di Bergamo con cui abbiamo cenato e scherzato la sera prima e sicuri di vederci nuovamente lungo il cammino li salutiamo e partiamo.
Anche oggi, nonostante qualche indolenzimento si fà sentire, ci piace lamentarci ... chi si lamenta per le vesciche, chi per la condizione fisica, chi per gli scarponi …. ma è solo il classico lamento delle fighette Milanesi-Lecchesi come noi tre, ma è tutto sopportabilissimo. BRU, stranamente, incoraggia il gruppetto, cercando di spartire perle di saggezza : non partiamo a tutta come al solito, camminiamo sempre insieme e tutti e tre arriveremo alla fine !
Facile a dirsi ma difficile a farsi, infatti superiamo in poco tempo altri gruppetti partiti prima di noi e dopo esser saliti di qualche centinaio di metri rispetto al rifugio Allievi raggiungiamo il passo di val Torrone (m. 2518). La discesa dal passo non è particolarmente difficile, ma richiede, in qualche punto, cautela, come testimoniano le corde fisse. Scendiamo prestando molta attenzione (eccezion fatta per la mia macchina digitale che sfugge dalla mani di Luca … per fortuna è salva, si ferma dopo una decina di metri, altrimenti addio foto) e  raggiungiamo quota 2300 metri. I primi a terminare la discesa tra cui il MATTA, aiutano una povera Pecora rimasta incastrata con una zampa sotto un masso. Lei ringrazia lasciando un bel ricordino nelle mani del MATTA ... A questo punto PIR decide di scendere a valle con un altro ragazzo di Bergamo, i nostri tentativi di convincimento sono vani, ma forse è giusto cosi, quando non ci si sente sicuri, in particolare in montagna è meglio non rischiare. La scelta è fatta, ci si divide, BRU e il MATTA continuano il sentiero e PIR scende a valle;
Adesso si comincia a salire; qui possiamo notare diverse cime oltre i 3000 metri di quota. La salita procede su un terreno un po' faticoso, perché il sentiero serpeggia in una morena di terriccio e piccoli massi. Giungiamo cosi in una conca, dove regna il silenzio e un'atmosfera irreale. Sembra di esser alla fine del mondo, perché non si immagina possa esistere altro mondo oltre quelle compatte e lisce pareti di granito. Ed invece il passo Cameraccio è la porta che condurrà al nuovo mondo.
Per raggiungerlo si taglia in diagonale un nevaio, che porta proprio ai suoi piedi. Il percorso segue le placche e rocche sulla parte sinistra; la salita è agevolata anche qui dalle corde fisse, perché alcuni punti sono molto impegnativi da superare, anche per la scivolosità di alcune rocce.
Al termine della salita, un nevaietto ci introduce ai 2950 metri del passo, il punto più alto toccato dall'intero Sentiero Roma.



La discesa dal passo presenta un tratto su nevaio e poi una grande placca bagnata, motivo per cui l'attenzione deve essere massima. A questo punto, nella foga della discesa ad un bivio, prestiamo poca attenzione ed invece di tenere la sinistra e quindi proseguire per la Bocchetta Roma, seguiamo le indicazioni per il monte Pioda che ci porta pian piano a valle attraverso un sentiero di emergenza, quindi poco segnato e soprattutto abbastanza difficile e pericoloso. Incontriamo infatti lunghi tratti di rocce poco stabili, placche bagnate, distese d'erba molto alta con diverse buche. BRU fa un capitombolo da Paperissima, ma anche il MATTA non è da meno con diverse scivolate, fortunatamente ci rialziamo senza problemi. Quando il garmin mostra quota 2500 metri iniziamo ad avere dei dubbi … forse abbiamo sbagliato? Non stiamo scendendo troppo? Ci fermiamo e leggiamo attentamente l'itinerario stampato prima di partire; purtroppo abbiamo la conferma di aver sbagliato strada. Per lunghi 5 minuti cerchiamo di decidere che fare, entrambi vorremmo risalire, infatti ci riproviamo per una cinquantina di metri, ma ci rendiamo conto che sarebbe veramente rischioso sia per il tempo che sembra peggiorare soprattutto in cima e perché dovremmo aggiungere circa 1h30' – 2 oltre al tempo stimato della camminata che è già di 10 ore. Contrariamente al solito, prendiamo una decisione saggia e continuamo la discesa fino in valle. Dopo la delusione iniziale per non aver completato il percorso prefissato ci consoliamo facendo l'ultimo tratto di discesa a buon ritmo, pucciando i piedi in un laghetto dall'acqua freddissima e limpidissima e in conclusione con un pranzetto locale eccezionale “ERA ORA” a base di pizzoccheri, polenta taragna, salamella e costine, accompagnati da due “bei biceròt da ven”, la torta bisciola e un buon caffè per limitare l'inevitabile abbiocco.
Finito il pranzo raggiungiamo in un'oretta di camminata la macchina e PIR concludendo la nostra avventura, tutti soddisfatti e con la promessa di intraprenderne una nuova al più presto.