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Dnl - Diabete no limits

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2012 • EVENTI RUNNING - ROAD MAP COPENHAGEN


12ROADMAP 2012 > Missione Copenhagen!
> ultimo aggiornamento 17 maggio 2012

Il Team DNL ai nastri di partenza della Copenhagen Marathon del 20 maggio p.v.
Intro > Nel 90° compleanno dell'insulina e nel 5° anniversario della fondazione di DNL, il Team Diabete No Limits Italia sarà ai nastri di partenza della Maratona di Copenhagen, capitale europea della produzione sintetica dell'ormone che regola il livello di glucosio nel sangue. Nel gennaio 1922 l'insulina viene usata per la prima volta per curare il diabete in un essere umano: infatti due bambini furono i primi a ricevere il trattamento che avrebbe salvato, dopo le loro, milioni di vite in tutto il mondo.
Nel 2007, Augusto, Pippo e Cristian, tre persone con diabete di tipo 1 insulino-trattato, fondano una onlus dedicata alla pratica sportiva responsabile, condivisa e in campo aperto: dopo di loro, altre centinaia di appassionati sportivi avrebbero beneficiato di questo nuovo approccio al diabete, fatto di BASALE USO DELLA TESTA & BOLI DI ENTUSIASMO!




Raccontarsi Raccontarsi Raccontarsi > 
• profilo dei partecipanti (ID),
• Riepilogo preparazione seguita (Pre-roadmap)
• Dettaglio preparazione seguita nelle ultime 4/5 settimane (Roadmap CPH),
• Pensieri e riflessioni del pre-gara (CPH Confidential)!
• Il diario di bordo del soggiorno danese cliccando sull'immagine qui a lato  >


ROADMAPPERS CPH 2012:
1.  Pietro "NONNO" Pesenti
2. Piero "P_MAC" Grazzi
3. Cristian "ISSIMO" Agnoli
4. Francesca PHD" Polese





CPH CONFIDENTIAL ...

Auspici e riflessioni del pregara

CPH CONFIDENTIAL BY PIERO P_MAC GRAZZI • postato il 17 maggio 2012
"Correre una maratona mi porta ad esplorare strade che non conosco, fuori e dentro di me. Viaggiatore, nomade, cartografo geografie in divenire sempre differenti.
Ho scoperto risorse e confini. Ho vissuto il dolore, attraversato il tempo.
Alcune volte il mio corpo è scivolato leggero, altre ha generato numeri pesanti e fuori controllo.
Ho annotato nel diario di viaggio le coordinate generate dal mio respiro, affannato ma sereno.
Non posso essere sicuro di sapere cosa ci sarà ad aspettarmi alla fine della gara fino a quando non l'avrò percorsa tutta, la mia strada. Troverò, probabilmente,  numeri nuovi, nuove sensazioni, ricordi.
“Forse, la vita è così.

CPH CONFIDENTIAL BY FRANCESCA PHD POLESE • postato il 17 maggio 2012
Dicono che le prime volte non si scordano mai. Fra me e me, senza avere il coraggio di confessarlo per non apparire la solita bastian contraria, ho sempre pensato che si trattasse di una solenne boiata. Nel mio caso sono pochissime le cose di cui mi ricordo “la prima volta” (persino l’esordio del diabete, la diagnosi ecc. è un ricordo le cui emozioni e la cui logistica sono confuse, a tratti sfuocate), ma l’approccio alla maratona (approccio perché ancora Lei non l’ho toccata con mano) credo sarà una di queste. Nello scrivere queste righe quando mi separano dal via 3 giorni e una decina di ore l’emozione è palpabile. Parto proprio da qui, e procedo a ritroso, riavvolgendo la pellicola fino all’inizio (che credo sia da collocare in qualche momento imprecisato un anno fa, forse un poco di più, forse un poco meno) per ricostruire la mia roadmap interiore verso Copenhagen.
Adesso, dicevo, sono in preda a una forte eccitazione: la testa che tende a focalizzarsi lì, ma che continua anche a fare elenchi mentali di cosa portare, di cosa non dimenticare assolutamente, di cosa anche se lo lascio a casa chissenefrega.... Ma c’è anche la paura che fa capolino, a volte insistente, a volte invece timida e mi dice che sto per tentare la Grande Signora, per fare qualcosa che a molti non riesce, e che ad ancora più persone riesce ma a prezzi elevatissimi. Però c’è anche la serenità di chi sa che ha fatto quello che doveva fare, o almeno quello che poteva fare, e che quindi si sente di affrontare l’incognita con sicurezza.
Meno di 24 ore fa lo stato d’animo era completamente diverso: più di 38 di febbre, un raffreddore che mi prostrava da venerdì e che non ne voleva sapere di passare nonostante il weekend trascorso in casa, il paracetamolo, i suffumigi ecc., mi avevano portato alla “disperazione” nel senso di perdita della speranza di potercela fare. E mi si riempivano gli occhi di lacrime: in parte per la rabbia di non poter verificare, “sfruttare” tutta la fatica fatta fino a quel momento; in parte per la tristezza di non poter realizzare un sogno che avevo cullato da tanto tempo e che sembrava svanire per il più banale dei motivi.
Le settimane prima me le ricordo come una sorta di “terra di nessuno”: stanca ma non stanchissima (se paragonato a come mi sentivo dopo circa un mese di allenamenti), voglia di correre altalenante, voglia di impegnarmi poca, a tratti fiduciosa a tratti invece pessimista. La voglia che arrivasse il giorno della gara: a volte per correrla a volte solo perché finisse tutto.
Procedendo ancora più a ritroso ricordo momenti di gioia e soddisfazione allo stato puri: l’esaltazione per avere fatto senza eccessive difficoltà i primi 30km, e poi quella ancora più grande per i primi 36km corsi in scioltezza e addirittura in progressione finale.
Ma ricordo anche momenti difficili: la settimana in cui mi sono imposta un fermo forzato perché avevo male, troppo male a una gamba; le ripetute fatte la mattina, a digiuno, al buio, su terreno nevoso o ghiacciato, da sola prima di andare a lavorare, aggrappata a non so cosa per non smettere e tornare a casa; le tante volte in cui avrei voluto semplicemente uscire a fare una corsetta spensierata per togliermi preoccupazioni dalla testa e invece dovevo rispettare tabelle, misurare distanze, tenere i tempi imprecando contro di me e contro la decisione presa.
Ed ecco l’inizio: non so quando, non so dove, non so perché ma mi è maturata la voglia di mettermi davvero alla prova e capire quanto sarei stata capace di fare. La “sfida” (anche se la parola non mi piace) era a più dimensioni: sportiva, psicologica (nel senso della determinazione e della forza di volontà), glicemica. E in ciascuna di queste volevo dimostrare a me stessa che potevo farcela, che potevo “volare alto”, che potevo raggiungere mete ambiziose.
Al momento non so se ce la farò (3h57’’ sarebbe il mio obiettivo), ma indubbiamente di strada sento di averne fatta tantissima, di corsa e non solo.















Road Map 2012 è iniziativa collegata a "Running Coupon 2012"