Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player


Dnl - Diabete no limits

unisciti a diabete no limits dnl - tubo mellito

Diabete Off-Road @ 2010 - EUT 111K @ Les Templiers




"Diciassette ore due minuti e venticinque secondi sulle gambe ...
non lo consiglio a nessuno, ma se non ci provi non puoi nemmeno sconsigliarlo!"

by Olm'issimo



Clicca sull'immagine qui sopra
e vedi il video "emozional-educazionale" dell'evento!


111 RIGHE DA MILLAU by Cristian "Olmissimo"
(scritte di getto e senza troppe rivisitazioni ... perdonerete eventuali refusi)



PAESAGGISTICAMENTE: Pays d'Aveyron = Gorges du Tarn, i promontori delle Causse, castelli, fortezze e ruderi dei Templari. Scenari incantevoli e variegati di media montagna: falesie, guglie, altipiani e pianori, rocce, grotte,  gole, fiumi, rigagnoli, sentieri, boschi, prati, stradine. Se ci aggiungiamo aria tersa, cielo azzuro e tre giorni di meteo incredibilmente soleggiato con luci, colori e riverbero strepitosi, è stato davvero facile ambientarsi. E' stata una lunga trasferta (quasi 2000 km di cui almeno 1400 guidati da me) ma non ne ho sentito il peso. Ero davvero in sintonia con l'ambiente e con i miei compagni di viaggio. In pace con me stesso e dunque pronto a dare "battaglia" con le sole armi a mia disposizione: gambe, polmoni, cuore e testa! Amo la Francia della provincia, dei dipartimenti sconosciuti, dei villaggi sperduti, dei sentieri poco battuti: ci sono sicuramenti posti altrettanto belli e suggestivi in Italia, in Europa e nel mondo, ma ho un feeling particolare con questi fottuti francesi che sanno come valorizzare il loro paese e il loro territorio. Chapeau!


Eut in cifre!


TRAILISTICAMENTE: Un viaggio nelle terre d'Aveyron affatto monotono e con diversi gradi di difficoltà. La Francia è la "patrie du Trail". Il percorso si è rivelato più impegnativo del previsto, specialmente negli ultimi 30 km a partire dal ripido discesone verso la Roque St. Marguerite. Salite dure, mai lunghissime, ma ripide, su sentieri e più spesso tracce di sentieri. Le discese da prendere con le pinze, specie quando affiora la stanchezza. Ma è oggettivo affermare che una discesa viene attrezzata con corde di sicurezza quando è difficile. Perfetta però la segnalazione del tracciato: anche il più stordito dei partecipanti non poteva sbagliare. Un lavoro incredibile da parte degli organizzatori. Non oso pensare al numero di volontari impegnati.
Poche persone sul percorso, ma molto cordiale il poco pubblico. Partenza da pelle d'oca con musica di sottofondo e conto alla rovescia  in francese: cinq, quatre, trois, deux, un ... poom ... c'est parti! 500 luci che corrono nella notte, la luna piena, i rumori dei passi, del respiro, il parlottare tra i concorrenti, la musicalità della lingua francese, gli incoraggiamenti dei volontari: la fatica quasi non si sente e almeno le prime ore di corsa sono volate.  O°C la temperatura minima, 16°C la massima.

 
Foto album # 1 - pics by Michele Capuzzo
EUT 2010 - PHOTOS AUTRES ATHLETES




ATLETICAMENTE: La preparazione seguita credo sia stato il massimo che mi potevo permettere in considerazione di condizioni fisiche, ambientali e tempo a disposizione. Ho puntato giocoforza sui lunghi. Fondamentali le due uscite da 10 e 13 ore anche se forse era il caso di optare per percorsi più corribili in modo da simulare in almeno un'occasione la situazione gara. Questo non mi è stato possibile anche per le sole 9 settimane a disposizoine che non mi avrebbero poi permesso di scaricare (di fisico e di testa). In gara ho avuto dolori a braccia e polpacci derivanti dalla mancata abitudine alla corsa continua per così tante ore. In tutti i miei liunghissimi ho sempre alternato corsa a camminata e soprattutto ho affrontato salite e discese lunghe e costanti invece che brevi e ripide come quelle che ho trovato soprattutto nel finale di corsa.

 
A sx: tenuta pregara (O°C) - A dx: passaggio tecnico al 45° km ca! Clicca sull'immagine per il video!

TATTICAMENTE
:  "à la course comme à la course". Il buon Olmo insegna che il percorso di gara va studiato a fondo e a volte si possono anche scartare competizioni non adatte alle proprie capacità. Il mio primo obiettivo, quello per cui mi ero iscritto, era però conquistare i 3 punti mancanti per essere leggibile per l'Ultra Trail del Monte Bianco del 2011 e dunque non avevo molte scelte in questo periodo dell'anno. All'iscrizione dunque il mio obiettivo era solamente "finire", alla partenza invece potevo ambire a "finire bene" in una forbice compresa tra le 15 e le 19 ore. La mia tattica iniziale era di provare a corricchiare in pianura e discesa e di camminare di buon passo nelle salite. Ho invece "fatto la gara" ... almeno ci ho provato rischiando un pelino ma non tropp'issimo ... mi pareva di aver controllato la foga. Ma anche il president'issimo ha forse un po' esagerato, soprattutto tra il 23° e il 30° km. 7 km dove invece che camminare a passo svelto e stare in scia al gruppetto, ho fatto il ritmo in salita, zampettando come una capretta tra massi, radici e ghiaia. Sembra niente, ma può bastare per rovinare il delicato e complesso meccanismo che regola la distribuzione di forze fisiche e mentali in una gara di endurance. Ho pensato per un attimo che avevo il "motore" per andare più forte di tanti avanti a me. In realtà così non era. O almeno non era questa l'occasione per pensarlo. Ho corso poi sulla difensiva e mi sono "salvato". Tutti sono calati nel finale, o quasi tutti, se è vero che ero 70° al primo intermedio e sono finito 73°. Mi sono dunque ravveduto in tempo e ho progressivamente rallentato: la crisi così è stata dura ma non insuperabile e ho portato a termine il mio primo ultratrail in 17 ore e spiccioli. Oggi ho qualche rammarico, ma se ripenso a come mi sentivo qualche settimana/mese fa al solo pensiero di correre per 17 ore filate, sono orgoglioso e fiero di questa mia personalissima conquista. Sono certo essere uscito rafforzato e migliorato da questa esperienza: almeno lo spero, ma forse è il caso di chiederlo tra qualche tempo alle persone che mi sono più vicine. Sono loro i giudici più imparziali e obiettivi! Il mio equilibrio è sempre un po' di parte!


84° km ... Paolino e Dorando ... tifo da stadio!

SCARAMANTICAMENTE: Senza cappello di lana vintage a righe verdi/marroni "camouflage" fatto a mano da mammà non intraprendo mai endurance trail o allenamenti lunghi. Un paio di volti mi è rimasto impigliato tra i rovi nel bosco e l'unica volta che l'ho tolto per rinfrescare la capoccia ho preso una craniata su un sasso sporgente che poteva costarmi carissima. Per fortuna che ho solo una lieve abrasione e un piccolo bernoccolo. Mai togliere il cappello portafortuna!


INFORTUNISTICAMENTE: Bernoccolo a parte, tutto ok. Il temuto adduttore mi ha dato problemi solo per pochi minuti dopo un passo falso nella prima parte di gara ma il dolore è subito rientrato. Ho comunque assunto un bustina di "nimesulide" prima della partenza a scopo preventivo. Qualche inciampo, due lievi scivolate in discesa poggiando le chiappe a terra e un tuffo in avanti a causa di una radice sporgente. Ginocchia salve, solo una piccola abrasione al tibiale anteriore destro. Vesciche zero. Polpacci di acciaio dall'80° km in poi. Ginocchia scricchiolanti nel finale, soprattutto la sinistra. A 1 km dall'arrivo ho provato a fare uno sprint per restare sotto le 17 ore ma la rotula sx mi ha detto: "Issimo ... lassa perde"


Mellito Briefing: discussione aperta della strategia di gara!

RESILIENZAMENTE: non si smette mai di migliorare, ma sono soddisfatto del mio esperimento di "resilienza applicata allo sportivo con diabete di tipo 1". Il "piegarsi ma non spezzarsi" (così in estrema sintesi, e con linguaggio un po' da littorio, potrei tradurre il concetto trabucchiano di "resilienza") funziona anche quando interviene il metabolismo imperfetto degli zuccheri con insulina esogena. E' in fondo un percorso di conoscenza, un concepire il risultato atletico e prestazionale più come ricerca e miglioramento che come prova di forza o di autoaffermazione. Il nostro ego è sempre lì che vorrebbe "esplodere", ma a tenerlo a bada ci pensano le vere lezioni di umiltà che solo lo sport praticato a certi livelli, durata e/o intensità sa dare. Ribadisco che non mi considero "atleta di livello" in senso oggettivo come dimostrano i miei modestissimi risultati: ci sono i campioni veri, dotati di geni portentosi, che hanno quasi il dovere di esprimere il proprio talento (invece che sprecarlo) al massimo e con la conquista di risultati, medaglie, record. Poi ci siamo noi, gli operai della fatica. Ci possiamo sbattere quanto vogliamo, ma non saremo mai campioni. Il nostro obiettivo non è la vittoria, sportiva, in senso assoluto, ma assomiglia forse più a una conquista senza armi  e senza vittime. E' un processo di formazione, educativo, culturale e in parte introspettivo: capire le nostre potenzialità ed esprimerle per essere, e non solo sentirci, "persone in pace con noi stessi ma incapaci di smettere di sognare". In estrema sintesi approfondire il mistero rappresentato dalla caleidoscopica identità di ogni singolo individuo.


ATTREZZISTICAMENTE: Ho corso con l'attrezzatura e l'abbigliamento già testati nei tanti allenamenti con lievi variazioni. Rivalutare calzature, quantità cibo (=peso) al seguito (i ristori ci sono), liquidi più variati (cho, sali, acqua ma anche qualcos'altro) e  l'importanza dei bastoncini (almeno nei 20 km finali). Fondamentale una lampada frontale potente ... per fortuna che mi ha prestato la sua Paolino ... con le mie mini lampade non sarei andato così sicuro. Abbigliamento: utilizzato fuseaux 3/4 Raidlight ... ottimo anche per evitare abrasioni alle ginocchia in caso di caduta. Forse una maglia più calda in partenza non avrebbe fatto male. Ho patito un po' il freddo soprattutto tra le 6 e le 8, poco prima del secondo ristoro.


La faccia della partenza ... e la faccia delle diciasette ore dopo! (clicca sull'immagine per un commento dopo gara)

MENTALMENTE: non posso negare qualche breve momento di scoramento e preoccupazione soprattutto dalla decima ora in poi. Non ho mai pensato di non riuscire a chiudere, ma di certo non stavo "alla grande". Lucidità mentale, sense of humor, occhio vispo, livello di attenzione, capacità di ragionamento intatte o pressochè intatte. Ho sofferto abbastanza, ma anche alla sofferenza non c'è limite. Vorrei però soffrire meno in futuro o meglio soffrire senza rimpianti. Invece io so che ho sbagliato qualcosa e dunque ho qualche rimpianto. Sono ovviamente molto severo con me stesso. Ma penso sia l'unico modo per approcciarmi al mondo ultra responsabilmente e senza rischi per la salute, i neuroni e senza causare troppa apprensione alle persone che mi vogliono bene, mi seguono e mi sostengono. Da tempo affermo, sempre più senza timor di smentita, che il più potente strumento a nostra disposizione per la gestione del nostro diabete e del nostro viver bene è la "testa": credo che la mia esperienza @ EUT vada in tal senso.


METABOLICAMENTE & NUTRIZIONALMENTE: Alimentazione finalmente degna di un pregara. La scelta dell'appartamento con cucina invece dei pasti al ristorante si è rivelata vincente, anche dal punto di vista dei costi. Di diabete devo comunque parlare. E facciamolo. Con la mia basalizzazione in detemir di 10 unità (rimango un modesto "penninfuso") della sera precedente e una correzione di 2 unità alle 1.30 di notte (a 2h30 dallo start) ho metabolizzato poco meno di 450 gr di cho diluiti in 17 ore di attività fisica. La colazione doveva essere un rompidigiuno. Avevo preventivato un massimo di 40 gr di cho in funzione di glicemie e eventuale bolo e procedere poi a integrazioni regolari rigorosamente pesate, diversificate e quantificate, riposte in ogni anfratto disponibile tra zaino, pantaloncini e maglie tecniche. Essendomi svegliato all'1.30 con 167 e tendenza al rialzo mi sono corretto con 2 unità e poi ho dilatato gli snack fino a pochi minuti dalla partenza per verificare trend e mantenere glicemia a livelli di guardia in considerazione che avrei corso la prima ora con ancora picco insulinico di analogo ultrarapido.
Per il resto della corsa ho mantenuto integrazioni regolari con lievi incrementi tra la 7a e la 9a ora di attività fisica che dai vari test sui lunghissimi si erano rivelati quelli con il maggior consumo e la maggior tendenza ipoglicemica. Ho assunto in generale qualcosa in più rispetto al previsto, ma ho anche corso a ritmi più elevati rispetto agli allenamenti soprattutto nelle prime 5 ore di gara.


Foto di gruppo alla partenza

Il freddo delle prime ore del mattino ha un po' messo in crisi il sensore (attaccato esternamente allo zaino) e pure il tradizionale glucometro che potevo utilizzare ai ristori, fornitomi dallo staff'issimo. Forse il sensore non ha funzionato a puntino per quanto riguarda i valori puntuali, ma sul trend non ha fallito e ciò mi ha consentito di correre senza pensare troppo al diabete e seguendo la prima regola: "mangiare con regolarità". Ho dovuto riparare a una lievissima sensazione di ipoglicemia intorno al 55° km (guarda caso tra la dopo la 7a ora, vedi sopra), con una bustina di miele e anticipando il bocconcino di pane alla marmellata. Ottima la disposizione dei ristori, forse un po' lungo il tratto dal 2° al 3°, ma per fortuna c'era un punto acqua provvidenziale. Sui tavoli dei ristori, tutti rigorosamente al coperto in locali chiusi, ogni ben di Dio a parte la pastasciutta ovviamente. Sconsiglio la zuppa calda un po' pesante da digerire: gustosissima invece la birra analcolica presente negli ultimi 3 ristori, connubio tra piacevole sapore al palato e apporto di sali minerali.
Non ho avuto necessità di ribasalizzarmi. Era una delle opzioni da valutare, soprattutto dal tardo pomeriggio in poi: agli ultimi due ristori ho ragionato su questo punto e optato per non fare nulla. E penso di aver fatto bene. A fine gara ho poi mangiato una specie di pizza di pane al formaggio e mezzo litro di birra finalmente alcolica per gestire l'ora e passa di tempo per arrivare a casa e cenare tutti assieme verso le 23. Ho pagato con una lieve iperglicemia peraltro subito ripresa con una correzione. Su indicazioni telefoniche del mitico doc Vasta ho mangiato e bevuto molto adeguando il bolo ai cho assunti e modificando leggermente il rapporto insulina cho da 1:18 a 1:20. L'ho fatto in via prudenziale, ma già nelle 24-48 ore successive sono rientrato a regime normale sia di basale che di assoribmento di cho. Quando non l'ho fatto, ho dovuto quasi sempre correggere. Il mio livello di allenamento, il tipo di sforzo effettuato, i substrati energetici da me utilizzati, il mio metabolismo, il riposo cui mi forzerò nei prossimi giorni e l'enorme assunzione di cibo per evitare la "cannibalizzazione" dei muscoli, mi inducono a non diminuire più troppo i dosaggi insulini post-exercise come accadeva in un passato non più recente
Prima della gara ai miei collaboratori avevo consegnato una lavagnetta con un decalogo di 10 punti da leggermi ad ogni ristoro. Il punto nr 1 era: mangiare. A seguire 2. riempire le borracce 3. scarpe ben allacciate 4. zaino ok? 5. tabellina per verificare la lucidità mentale ... 7x8 = 56 etc 6. tutto ok? 7. glicemia? 8. insulina? 9. tabella di marcia ovvero on time? 10. vestiti.
Dunque solo al punto 7 e 8 venivano: controllo della glicemia e eventuale verifica insulinizzazione. Prima ho messo le cose fondamentali: cibo, idratazione, verifica attrezzatura e lucidità mentale, poi ovviamente il mio metabolismo e a seguire la tabella di marcia e l'eventuale necessità di cambio di abiti in funzione dell'imbrunire e dell'abbassamento delle temperature.


foto album #2 pics by Paolo Cravanzola

Questo non perchè sottovaluto il diabete o non ne tengo conto, ma perchè a mio avviso "fare i compiti a casa" serve a questo: conoscere in anticipo le possibili varianti e saper comportarsi di conseguenza. Gli errori che ho commesso sono stati di vari tipi (ho dormito poco, ho tirato un po' troppo, forse ho sbagliato calzatura) ma non di carattere metabolico o nutrizionale. L'esperienza maturata (diretta e indiretta, sì perchè si impara tanto dai propri errori ma anche da quegli degli altri) mi ha permesso di evitare casini, o meglio catastrofi, da eccessiva presenza del diabete nella mia strategia di gara. In corsa non deve esistere la "preoccupazione diabete" ma il "fattore diabete". Perchè non ci sia stress, però, è necessario un enorme lavoro su sè stessi, in allenamento, in gara,  nella vita di tutti i giorni e in diverse situazioni. Solo così la pratica sovrasta le nostre paure, i nostri meccanismi di autodifesa, le nostre ansie aggrappate da qualche parte nel profondo della nostra testolina o del nostro cuore. Se ti fai prendere dalla paura atavica, dal timore che succeda qualcosa di imprevisto (ipo, iper, svenimento, sfinimento) e reagisci troppo bruscamente è finita: rischi di smanettarci su troppo, di fare troppa insulina o farne troppo poca, di mangiare o bere al momento e in dosi errate, di non pensare più da atleta ma da "malato". Se ti metti in gara in questo contesto, il tuo problema deve essere già in controllo. Il diabete non si sistema mettendosi in movimento il giorno della gara, ma facendosi un mazzo tanto per gli altri 365 giorni all'anno e spiegandolo al proprio cervello ... perchè se non si impara dal passato e dal presente è duro costruirsi un futuro ... e il nostro cervello serve a darci un futuro! I muscoli senza cervello servono a poco! Forse a vivere di ricordi. Ma a me piace guardare avanti, a volte troppo, fino a rischiare di non gustarmi del tutto nemmeno i successi del presente. Ma questa è un'altra storia. 



"UOTSDEMININGOVLAIF"ICAMENTE: "What's the meaning, what's the meaning of life"! Monty Pithon dixit. Qual è il senso della vita, perchè corriamo, perchè facciamo questo, perchè DNL esiste. Sinceramente a volte mi sento un po' ripetitivo nel lanciare messaggi, stimolare, trainare, insistere, conquistare, contagiare. DNL è nata per diffondere la pratica sportiva nel mondo del diabete ma da sito autorefenziale, e quindi a rischio recinto/ghetto, sta diventando oramai un punto di riferimento per gli appassionati sportivi, a prescindere dalla patologia. Per questo credo abbiamo intrapreso un percorso di superamento del concetto di sito per atleti con diabete, per giungere presto a un sito di persone che sanno interpretare in maniera corretta, consapevole e responsabile la pratica sportiva e la vita attiva indipendentemente dall'ambito o dal contesto: che si tratti di una passeggiata tra i boschi, di un ultramaratona massacrante, di un escursione in bicicletta, l'approccio non cambia: bisogna aver fatto i compiti a casa, sapere cosa si vuole e perchè lo si fa ... e lo dobbiamo fare  .... prove di forza, rivalsa verso il destino ingrato, frustrazione e astio sono fuori dal mio approccio allo sport con o senza diabete... il diabete forse mi ha aiutato a capirlo più in fretta di quanto avrei fatto se avessi continuato a praticare sport da normoglicemico. E mi rode riconoscerlo. Deve sempre arrivare una difficoltà per farci fare un salto di qualità. 
E poi penso: "Quanti degli atleti in corsa all'EUT avevano la consapevolezza dei propri consumi energetici e delle proprie necessità di integrazione?" Mi auguro tanti, ma non credo molti. Ho visto troppe persone abbuffarsi sui tavoli dei ristori o assumere barrette a caso e solo in base alle sensazioni del momento. E' vero che forse hanno ragione loro, perchè buona parte di questi mi hanno preceduto al traguardo, ma io credo che fare le cose con senno e metodo sia meglio che farle con pressapochismo. E nel medio-lungo periodo darà i suoi frutti.
Il "diabetenolimits" è una pura provocazione, un invito a non aver paura dei nostri limiti, a non vergognarcene, a sapere che esistono, e che l'unico modo per accettarli è affrontarli: non a testa bassa, stupidamente o con rabbia, ma guardandoli in faccia, prendendoli di petto. Sono regole che valgono per tutti gli ambiti della vita. Io sono per una società libera e responsabilie, ovvero vigile e attiva: i limiti fanno parte del gioco, nulla è assoluto, nemmeno il nostro diritto alla libertà, ma è l'impegno, la voglia di essere "cittadino" e non "suddito", anche del diabete, che mi consente di ottenere una qualità di vita e una serenità più che accettabili. Poi restiamo esseri umani, con le nostre debolezze e i tanti misteri che circondano ognuno di noi.


I tre mellitos ... da sx Paolo, Cristian & Alberto

ENOLOGICAMENTE
: Causa stanchezza post gara collettiva dopo cena siamo tutti sprofondati nel letto e il brindisi vero è stato rimandato al giorno dopo durante la pausa pranzo del viaggio verso casa. Cin cin con BOLLINGER, champagne special cuvée prodotto ad Ay (Diparitmento della Marna, Francia), uvaggio 60% Pinot Noir, 15% Pinot Meunier, 25% Chardonnay. Ottimo come aperitivo oppure da tutto pasto con piatti non elaborati, esempio quelli serviti al ristorante self service al primo piano dell'area di servizio di Lancon-de-Provence al km 242 della A7.
Naso chiaro e vinoso al tempo stesso, in bilico tra la freschezza dei fiori bianchi, della scorza di limone abbrustolita e della pera acerba e la vinosità nocciolata, appassita e ossidativa del dosage. Bollicine molto fini, tessuto consistente e lungo, con acidità fresca ma integratissima. Ottimo Champagne corale, con l'accento aromatico spostato sulla sabbiosità e la freddezza del Pinot Noir della Montagne de Reims. Una illustrazione dello Champagne serioso e di corpo. A la santée! Tranquilli però da Arezzo torneremo a brindare con del buon Amarone della Valpolicella. Basta vini francesi!


85° km .... ultimi sprazzi di brillantezza!

FUTURISTICAMENTE: nelle ultime ore di corsa mi ripetevo "mai più!" ... ora, 48 ore dopo, mi dico: "Dio volendo e salvo acciacchi, ancora!" Ma con una preparazione ancor più attenta e meticolosa e soprattutto una gestione mentale e tattica migliore!" ... più le distanze si allugano, più aumentano i km, più aumentano le insidie e ogni errore si paga caro. Io corro nell'ottica del lungo periodo e della longevità atletica ... l'ultratrail da questo punto di vista si può rivelare un boomerang ... quindi mente solida e senso dell'equilibrio sono ingredienti fondamenti assieme a un po' di lucida follia nella ricetta per diventare davvero "Olm'issimo". Ora mi riposo un po', e da dicembre si riprende a correre. Si torna all'asfalto, ma dalla tarda primavera in poi , dopo Parigi, sarò di nuovo rigorosamente "off-road".



EUT by Olm'issimo - Traccia da Garmin Edge 705
(ci sono due minuti in più perchè non ho premuto lo stop all'arrivo!)

STAFFISTICAMENTE: che dire? Una compagnia variegata, fantastica e resiliente. Davvero ho fatto fare un tour de force incredibile a tutti, mamma inclusa. 7 persone assieme per 3 giorni, alcuni che già si conoscevano, altri no, da 23 a 64 anni, chi più chi meno tutti abbiamo dovuto sopportare una lunga trasferta, qualche scomodità, alcuni contrattempi. La bellezza dei posti, l'atmosfera elettrizzante e il confortevole appartamentino ci hanno aiutato a dimenticare le scomodità e sorridere alle belle sensazioni. Abbiamo tutti saputo lasciare il nostro "io" un attimo in secondo piano e concentrarsi sullo scopo della trasferta, sullo spirito di gruppo, sul vicendenvole scambio di informazioni ed esperienze. Chiedo scusa a tutti per la faticaccia che vi ho fatto fare ... ho imposto forse dei ritmi eccessivi ma avete tenuto botta. Grazie per la splendida compagnia, lo SPIRITO DI ADATTAMENTO, l’abnegazione, il supporto incondizionato, l'attenzione alle pontificazioni presidenziali e l'assoluta mancanza di lamentele! Uno staff così se lo sognano anche i top runner!
Non parliamo del sostegno da casa, via sms e email. Durante la corsa ho avuto migliaia di pensieri per distrarmi da fatica, dall'assillo del tempo, dalle difficoltà, dai dolorini, ma nella mia testa il pensiero a tutti gli amici di DNL e C&D, dai padri fondatori Gus e Pippo, allo zoccolo duro Pietro, Alessandro, a doc Mario e a tutti gli altri che non cito per non superare le 111 righe. Avrete cazzeggiato un po' sul lavoro in queste lunghissime 17 ore, e forse rischiato il licenziamento, ma vi ho sentiti veramente vicini!
Un grazie particolare a Marcello Ginami, preparatore atletico dell'Atalanta Calcio ed esperto ultramaratoneta, per i consigli e il supporto per tutta la durata della mia preparazione all'EUT!



SENNODIPOICAMENTE: Del senno di poi son piene le fosse. Ma riempiamole ste fosse ...  di fregnacce: 1. avrei dovuto spingere meno tra il primo e il secondo ristoro, leggi dal 23° al 40° km. 2. avrei dovuto dormire di più 3. utilizzare forse un paio di scarpe tradizionali A3 (Nike Pegasus) nei primi 2/3 di gara e optare per la specialistica solo nell'ultima parte 4. avrei dovuto informarmi meglio sulle caratteristiche del percorso. Ciò detto: il 31 agosto, quando è iniziata la mia preparazione, ci avrei fatto una firma per chiudere in 17 ore. Sono dunque soddisfatt'issimo! Certo che l'appetito vien mangiando, e ho visto che so digerire bene km, carichi di lavoro, momenti di sconforto, piccoli infortuni e dunque che per me il mondo ultra non significa "morte atletica". Alcuni piccoli errori di gestione e di "inesperienza", peraltro comprensibili a un debutto, mi hanno impedito di cogliere quello che forse sarebbe stato un vero "miracolo" ... ovvero chiudere tra le 15 e le 16 ore. Sono qui a parlare di tempi e numeri, non perchè ne sono assillato, ma perchè cerco di "tradurre" in tempo il mio reale valore sulla distanza.
Forse sto perdendo tempo a occuparmi di tempo, e dovrei semplicemente seguire il consiglio di Bart Simpson: "In questi casi l'unica cosa da fare è ... pavoneggiarsi"




10 RIGHE DALLO STAFF'ISSIMO
I commenti degli accompagnatori

Dott. Vera Frison - diabetologia Osp. di Cittadella (PD)
Per noi medici il diabete è una malattia. E il diabetico è un “malato” da curare. Ma per “curare” il diabete non basta compensare la mancanza di insulina, è necessario dare alla persona gli strumenti e le conoscenze per vivere al meglio questa condizione, per consentirle di condurre una vita normale anche col diabete. Noi medici, per primi, dobbiamo credere nella possibilità dei nostri pazienti di gestire il diabete al meglio e lavorare con loro in questa direzione. Mi sto avvicinando pian piano a questo mondo DNL e la sensazione che provo nel condividere le emozioni degli atleti è felicità. Perché per qualcuno il diabete non è un confine invalicabile ma è un “mezzo” per conoscersi meglio di chiunque altro, per studiare il proprio corpo e metabolismo, per porsi degli obiettivi e raggiungerli, consci dei propri limiti, come chiunque di noi, diabetico o no, dovrebbe fare. Per questi ragazzi il diabete non è una malattia, è, forse, un'imperfezione che però non impedisce loro di allenarsi, gareggiare e vincere, al pari dei loro coetanei non diabetici, ed anzi, con una marcia in più, data proprio dalla conoscenza profonda del proprio corpo e delle sue performances in risposta a stress e alimentazione. Verrebbe quasi da dire che il diabete tipo 1 sia un difetto del metabolismo glucidico perfettamente gestibile attraverso un percorso educativo complesso, ma possibile e realizzabile, e che esso diventi malattia solo quando mancano gli strumenti per raggiungere questa serena consapevolezza!


Michele Capuzzo - runner normoglicemico (VR)
36 righe da Millau, come i km fatti in avanscoperta il giorno prima della leggendaria gara dell'EUT. 36 km di piacevole sforzo tra paesaggi inconsueti, altipiani erbosi scavati da torrenti che creano forre ricoperte di vegetazione di montagna: il raro fenomeno dell'inversione vegetazionale.
Ma non sono stati sufficienti a fare capire, a me e Cristian, che la gara sarebbe stata diversa da come ce l'avevamo raffigurata: una gara poco tecnica,
dalle salite intense ma brevi e molto corribile nel complesso. Non è stato così, e il Pres si è forse trovato impreparato nell'affrontare tratti molto tecnici e probanti con addosso la stanchezza di chi fino a quel momento aveva cercato di fare la gara; preso per così dire in contropiede.
Solo la sua tenacia e la, ormai sdoganata, resilienza mentale hanno fatto sì che arrivasse al traguardo esausto, ma non moribondo.
E allora c'è da rimproverarsi qualcosa? ASSOLUTAMENTE NO! Sarebbe come dire che uno è scontento perchè alla sua prima maratona non è andato sotto le 3 ore!
Non è andata come previsto? Poteva farcela entro le 16 ore? Probabilmente sì, ma io guarderei al bicchiere mezzo (anzi, tre quarti) pieno. Gara portata a termine più che onorevolmente  - 3 punti in saccoccia, tiè - tesoro di esperienze per le prossime ultra - grande prova di lucidità mentale - probabilmente primo e/o unico dei diabetici ( cosa da non trascurare direi ). Parafrasando Quentin direi ... siamo contenti Vincent? Si, siamo contenti.
E il più piccolo barlume di rimpianto servirà solo a preparare meglio la prossima!! Perchè sono convinto, nonostante le prime dichiarazioni a caldo, che questo sia solo l'inizio di una lunga serie, perchè il trail running su lunghe distanze è ... troppo bello.



Assaporare il contorno. Questo è  quello che ho fatto in questa frizzante trasferta francese, dove il piatto principale sarebbe stato la partecipazione ad una delle competizioni anche da parte mia; ma stavolta è stato bello anche così, stare per una volta dall'altra parte della barricata ad incitare non solo il nostro, ma anche tutti francesi che vedevo passare, facce sfigurate ed esauste ma con ancora un barlume di forza per risponderti: mercì! Grandi!
Gruppo di supporto variegato il nostro, per età, sesso, delicatezza intestinale, resistenza al sonno, capacità linguistiche, doti culinarie, discorsi a forma di pera e muscoli a banana (o forse era il contrario, mah), praticamente non ne abbiamo fatta una giusta nel seguire il nostro tra i vari ristori: in ritardo dove Cris stava andando alla grande, e in anticipo, con conseguente lunga attesa in un rimuginare di pensieri, preoccupazioni e ipotesi, quando illo tardava a fare capolino ... Ma va bene anche così, dai, le foto le abbiamo fatte, ci siamo divertiti, e lo champagne è stato stappato ( più o meno diciamo ). Memorabili poi alcuni momenti della giornata, quali il pranzo fuori tempo massimo in una trattoria a La Roque, a base di panino al crudo+cetriolo e coppetta di gelato del '59, tagliato con la motosega, serviti da un oste sornione con consorte, che alla fine rilascia scontrino fiscale su ... post-it! Tutto il mondo è paese! O vedere degli avvoltoi svolazzarti tranquillamente a 10 metri sopra la testa, al corrente, suppongo, della durezza del tracciato e in attesa di cedimenti strutturali da parte di qualche concorrente. Anche loro hanno bisogno di mangiare. Ma non mangeranno di certo quel superbo dessert che ci hanno servito nel locale chiamato OKFE il giorno pregara, a base di una sorta di muffin inzuppato letteralmente in una crema di cioccolato fondente!
Non male poi i panini "sportivi" serviti ai ristori e venduti anche sotto il capannone all'arrivo, a base di pasta fermentata e altri ingredienti più "digeribili", a loro detta, dei normali panini. Non degno di menzione invece il focaccione simil-pizza, con prosciutto e roquefort: sì, in tracce però, manco fossero oro! Mica l'ho visto il prosciutto io!
Interessante la visita ai padiglioni della fiera, un vero albero della cuccagna per lo sportivo innamorato del trail, che lì poteva trovare dall'integratore 100% naturale, al calzino ipertecnico, booster, pumper e chi più ne ha più ne metta: allo stand della Raidlight poi c'è stato un momento di ilarità generale quando Cristian è stato riconosciuto e ringraziato come la maggior fonte di fatturato della ditta nell'export verso l'Italia.
A conti fatti direi trasferta memorabile, grazie anche ai paesaggi dell'entroterra francese, e soprattutto grazie ai compagni di viaggio, l'ineguagliato ospite Cristian + Mutti, le due esperte di metabolismo umano, Monica e Vera, i due giovani astri nascenti delle due ruote e della mezza, Paolo e Alberto, ( ma forse il video di Kilian ha mosso qualche cosa ... vedremo ;-).
Il mio unico rammarico in questa uscita in terra francofona è stato il mio scarsissimo, praticamente nullo, livello di conoscenza della lingua francese,
che mi ha limitato nel contatto coi locali. Un francese almeno scolastico ci vuole, vedrò di provvedere a tal proposito, anche perchè si sussurra che
l'anno prossimo ci sia ... Parigi. Guai farsi trovare impreparati! Au revoir!



Alberto Brunelli - mellito runner (MI)  WORK IN PROGRESS Paolo Cravanzola - Ciclomellito (TO)  WORK IN PROGRESS

Monica Miccio - nutrizionista (NA) WORK IN PROGRESS Mamm'issimo - mam



Avant de courir!
20-21 ottobre ...



J 1, 20 Octobre 2010
940 km tutti d'un fiato ... alla guida l'Olm'issimo. Arrivo quasi puntuali a Liaucous, uno splendido villaggio medievale con ben 40 abitanti. Il Parco delle Causse è qualcosa di straordinario. Bellissimo. Temperatura notturna 2°C. Ghiaccio sui vetri.
Stupendo gite in edificio storico ristrutturato da Luc, un simpaticone francese che sembra appena uscito da qualche manifestazione noglobal tra le banlieu parigine.
Cena fai da te, studio del percorso e delle varie strategie. Tutti a nanna. La stufa scalda, letti comodi ... l'adrenalina per ora è ancora acquattata nelle ghiandole surrenali.





J 2, 21 Octobre 2010
Sveglia comoda e passeggiata per il bel borgo. Michele effettua un sopralluogo di 36 km sul percorso con relazione inclusa. Il percorso dal punto di vista paesaggistico promette davvero bene. Speriamo anche dal punto di vista prestazionale, fisico e mentale.
Giornata tranquilla a Millau, tra bistro, negozietti, vie pedonali e area expo: una cittadina a misura d'uomo, un luogo a misura dello sportivo.
Pasto in locale di tendenza arredato con gusto "industriale". Servizio efficiente, giovane cameriera brillante e motivata. Ofke ... se passate di qui fateci un salto ne vale la pena.
Ritiro pettorale, nr 50, e un blitz al Mac Donald giusto per sfruttare la wifi e relazionare su DNL. Un paio di foto e i prossimi aggiornamenti non so quando.
Seguite la corsa in real time al link qui sotto.
Grazie per tutti i messaggi sms o email di incitamento e supporto. Farò il possibile per non mancare l'obiettivo. W lo spirito trail, w lo spirito mellito!




Mellito Week Book ...
Più sotto pubblicati i diari metabolici delle ultime 4 settimane

***
"Les Templiers" ... la leggenda e l'anima del trail!


PARTENZA ALLA VOLTA DI MILLAU, MERCOLEDI' 20 OTTOBRE H 9,00!



Il Gites per lo Staff'Issimo



ENDURANCE TRAIL @ FESTIVAL DES TEMPLIERS
111 km - 4500 D+ - 22 ottobre 2010 - start @ h 04,00


Tutti i dettagli sulla gara cliccando sull'immagine del profilo altimetrico (in lingua francese)


Cartografia percorso ... start @Millau ... head quarter Olm'issimo @ Gite de la Calade, Liaucous

Staff'Issimo

Con Olm'issimo @ EUT 111 km

1. Monica Miccio, nutrizionista
2. Vera Frison, diabetologia Osp. Cittadella PD
3. Alberto Brunelli, Team Diabete No Limits Italia - assistenza sul percorso nei punti autorizzati
4. Michele Capuzzo, Team DNL Friends - assistenza sul percorso nei punti autorizzati
6. Paolo Cravanzola - assistenza sul percorso nei punti autorizzati
7. ultimo posto ... My Mommy!

***

Segui la preparazione e gli allenamenti dell'OLM'ISSIMO ... vedi sotto!


I lunghissimi by Issimo ... completata la serie dei 5 trail! 36 ore per 13700 d+ ... e 226 km di corsa!



Partecipante confermato: Cristian Agnoli alias Olm'Issimo
(Iniziativa a titolo individuale in totale autonomia. DNL semplicemte divulga!)




Equipaggiamento base per Ultratrail: il tutto in uno zaino da 5 lt + una cintura!


I cancelli orari da rispettare ...

 

Olm'issimo Ultra Road Map

Diario metabolico, allenamenti e gare, pensieri e sensazioni!
Fuori, dentro e tutto intorno ... Olm'issimo!
9 ottobre 2010

3 ottobre 2010

26 settembre 2010

Altri lunghi:

19-09-10 Issimo @ Ecomaratona dei Cimbri ... 5h23 di gara, 42 k e 2200 d+ ...
tutto e di più a questo link
12-09-10 ... 'Issimo @ Ecomaratona del Maniva ...
27 km ca x 1200 d+ .... 3h01 e spiccioli ... 53°/186 ... il primo passo verso l'endurance trail ...

***
Mellito Week Book dal 11 al 17 ottobre 2010

Mellito Week Book dal 4 al 10 ottobre 2010


Mellito Week Book dal 27 settembre al 3 ottobre 2010





Victory ... issimo ... Appollaiato sulla croce di Cima Telegrafo!

PROGRAMM'ISSIMO
La road map presidenziale all'Endurance Trail ...




Mission:
La "resilienza" applicata alla pratica sportiva di endurance responsabile e condivisa
nella persona con diabete mellito di tipo 1 insulino trattato


Il mio processo di "olmizzazione" ?
[... work in progress ...]
 
Perdere qualche chilo, cambiarmi i geni, cambiarmi la testa, tagliarmi le cosce a fettine ... 
con la barba però già sembro un sessantenne!
Vedremo ... in queste situazioni si debbono considerare tutte le variabili ... anche quella della "RINUNCIA" ... 



 
Prossimamente altre elucubrazioni mentali sull'argomento!


***
L'Endurance Trail, la pionnière des grands trails français devient annuelle. 
Une boucle de 111 km, rustique, belle et sauvage pour les amoureux du "grand" trail  entre Causses et Cévennes. 

Info turismo


Corsa qualificante per UTMB:
 2 Punti
 (Les Templier 70km ) 
3 punti (Endurance 111 km)