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Diabete Off-Road @ 2015 - Transcivetta 2015


FRANCESCA ZINI @ TRANSCIVETTA 2015 • 19 luglio 2015


REPORT DI GARA > Ambarabàcicicocò Transcivetta sul Comò!

Francesca racconta il suo battesimo del trail ...

In piena condivisione dello spirito DNL, anche per me è arrivato il momento di raccontarmi e raccontarvi la mia la Transcivetta, prima vera gara da ‘sportivo-diabetica’ che ho disputato lo scorso luglio ad Alleghe. Questa gara di trailrunning si corre nel fantastico scenario delle dolomiti bellunesi lungo un percorso di 23,5km con un dislivello tot di 1950d+ che si snoda  attorno al monte Civetta.
La Transcivetta è unica nel suo genere perché si disputa in coppia e proprio questo fatto, unito alla bellezza paesaggio, la rendono una delle gare con più partecipanti in assoluto  e quest’anno io e Monica vogliamo essere una tra le 1000 coppie ammesse a godere di questo spettacolo.
Appuntamento zona start di domenica 19 luglio ma la mia corsa contro il tempo inizia già il sabato, giorno della partenza, quando a malincuore fuggo nel bel mezzo di un pranzo di nozze rinunciando a  deliziosi bocconcini che mi regalano comunque la gioia di una iperglicemia di 284 che mi trascino fino ad Alleghe, dove raggiungo il resto del gruppo di amici.
Nonostante la quota fa caldo anche qui, le gambe sono gonfie e pesanti e pure la mia glicemia ne risente; per questo a cena decido di aumentare di 2u la mia dose di insulina rispetto al normale. Scelta che si rivelerà sbagliata visto che dopo un’ora e mezza dal pasto sono in crisi ipoglicemica con 49, correggo e mi addormento in un sonno profondo di 6ore filate (miracolo!).
Al risveglio la glicemia è ritornata alta a 200, ma mi rassicuro pensando che ormai sia entrata in circolo anche l’adrenalina pregara.
Dopo colazione ci imbarchiamo in fretta nella navetta che ci porta al punto di partenza. Sono le 7 del mattino, la temperatura di 13 gradi e il cielo terso preannunciano che sarà una giornata torrida ma che ci offrirà la possibilità di ammirare il Civetta in tutta la sua magnificenza.
Di li a poco incontro Monica, mia compagna di gara, imbarchiamo gli zaini che ritroveremo al traguardo e iniziamo il riscaldamento.
Già da subito le sensazioni sulle gambe appaiono buone ed entrambe siamo così serene che per poco non ci prendiamo tardi alla partenza.
Mancano 5 minuti allo start quando cerchiamo di farci spazio tra i 2000 runners scalpitanti ed io ho giusto il tempo per fare l’ultima prova glicemia: 288, alto ma tengo, ‘è adrenalina’ mi dico.
Sparo d’inizio e via! Spinte dalla folla compatta affrontiamo i primi 6km e i primi 600mt di dislivello su una corribile strada asfaltata che diventa mano a mano più stretta fino a ridursi in un sentiero sterrato nei pressi del rifugio Vazzoler (1711mslm), secondo punto di ristoro.
Durante questo primo tratto cerchiamo di mantenere il più possibile un ritmo regolare di camminata veloce dato che a causa della ressa risultano difficoltosi sorpassi e fughe di corsa.
Arrivo a questo ristoro con 217 di glicemia, alzata forse da quel mezzo bicchiere di sali presi al ristoro precedente di Capanna Trieste.
Decido qui di non integrare nè di fare bolo principalmente perché mi sento ancora piena di energia e perché da qui in poi ci aspettano le salite più faticose: oltrepasseremo Casere Favretti e  dopo una terribile rampa correremo lungo la Val Civetta prima di imboccare il verticale sentiero che porta al Rifugio Tissi, a 1570 mt dalla partenza. 
Sono consapevole che il cambio di ritmo, l’aumento della temperatura esterna (sono quasi le 11 e ci troviamo in mezzo alle rocce), la crescente pendenza e aumento del battito cardiaco avranno effetti negativi sulla mia glicemia. Per questo mi limito a bere acqua, addento un limone, sgranocchio una mezza manciata
di mandorle  e insieme a Monica raggiungo la colonna di runners che sale lungo la ripidissima salita al Tissi.
La larghezza del sentiero non permette sorpassi e siamo costrette ad adattarci al ritmo del gruppo: ogni tentativo di prendere vantaggio risulta solo uno spreco inutile di energia e quindi decidiamo di risparmiare per i tratti successivi.
Dopo 2h31m siamo sul Tissi a 2281mt,  punto più alto di tutto il tracciato dal quale si apre una vista spettacolare sulle pareti del Civetta, un panorama mozzafiato del quale avrei goduto maggiormente senza un pettorale addosso. Qui la glicemia è a 170 un valore quasi accettabile e penso sia ora di mettere sotto i denti qualcosa, anche considerando che da questo punto in poi inizia la discesa verso valle.
Mangio una banana senza fare bolo, porto con me un quadrato di cioccolata e senza perdere ulteriore tempo io e Monica ci lanciamo giù dal ripido sentiero che porta verso la forcella Colnegro (2203mslm) e che superiamo dopo una terribile rampa, ulteriore banco di prova per le nostre gambe già provate dal repentino cambio di ritmo della discesa.
In questo punto si è radunato un folto pubblico e sotto l’incitamento degli applausi e degli incoraggiamenti superiamo senza particolare fatica anche questa penultima impennata del percorso che riserva subito dopo un’altra occasione per riprendere fiato correndo su una dolce discesa in prossimità del laghetto Coldai.
Un luogo ameno che ci fa da sfondo mentre affrontiamo l’ultimo dislivello positivo risalendo alla forcella Coldai (2191mslm), tra la folla di gente esultante. Ultimo ristoro per noi e non ci resta che buttarci giù gambe in spalla verso i 6 km di discesa che ci separano dall’arrivo. Intimorita dai primi segnali di crampi sbaglio lo spuntino: un’altra banana e due bicchieri di sali andranno a peggiorare la mia glicemia di arrivo che già qui misura 241. Decido di pensarci dopo e di concentrarmi solo sul primo tratto di discesa, ripida, molto tecnica e quindi potenzialmente rischiosa per le mie caviglie già affaticate.
Ormai ci siamo: al 22 km il ripido sentiero confluisce su una strada sterrata che attraversa le piste da sci e le condizioni del terreno ci permettono di far girare forte le gambe superando all’ultimo alcune coppie avversarie.
Le ginocchia di Monica stanno per cedere, le unghie dei miei piedi sbattono violentemente in punta ma sentiamo in lontananza la voce dello speaker giungere da valle: siamo vicine alla finish line. L’arrivo si presenta ai nostri occhi alla fine di un vallone larghissimo, io e Monica ci prendiamo per mano e insieme percorriamo l’ultima rampa di lancio che ci porta dritte al traguardo e che superiamo esultanti dopo 3h54m15s di puro divertimento lungo le pendici dell’imponente Monte Civetta.
Nei primi attimi che seguono questo momento dentro di me penso di dedicare questa mia prima gara alla mia compagna Monica, alla mia fisioterapista e a Marco, tre persone importanti senza le quali non sarei potuta arrivare fin qui così felicemente.

Questa è stata la mia prima esperienza di gara trail  e sperando di non annoiarvi credo sia utile spendere
ancora un po di righe per compiere un’analisi autocritica di questa esperienza e se possibile darmi dei ‘voti’ in merito alla gestione di diversi aspetti sportivo –metabolici che potrete commentare e giudicare.
1.    dal punto di vista sportivo: arrivo da una stagione invernale ricca di allenamenti, molti dei quali non specifici per la corsa (scialpinismo, nuoto, pesi..etc) ma che comunque hanno costruito lo zoccolo duro sul quale poi sono andata a lavorare nell’ultimo mese di preparazione specifica. Microfrattura al malleolo, infiammazione allo psoas, dolori, vesciche ai piedi e infinite sedute di fisioterapia mi hanno accompagnato in tutta la preparazione. Nonostante questo, voto 8 alla mia forma fisica in gara: gambe piene e reattive, fiato, resistenza e lucidità ai massimi storici fino alla fine. (peccato per quei due kg di più k avrei voluto buttar giù e invece…!)
2.    dal punto di vista metabolico (allego book. I cho sono stati inseriti dal presidentissimo visto che io DEVO migliorarmi nel campo della conta cho. Ovviamente anche lui ha dovuto un po' approssimare visto che non sempre ho potuto dargli le quantità giuste) : indubbiamente ho fatto diversi errori alimentari prima, durante e dopo gara. Complici ciclo mestruale, banchetti di nozze,  caldo soffocante e tensione la glicemia nei giorni precedenti si è sempre aggirata sui 180-200 che sono poi gli stessi valori che ho portato anche in gara. Ho gestito bene la colazione del mattino e forse dovevo alimentarmi di più durante la gara anche se visto il caldo l’unica cosa di cui sentivo necessità era l’acqua. Col senno di  poi avrei dovuto fare un bolo all’ultimo ristoro considerando che allo stop la glicemia era a 280 e che sapevo che di li a poco avrei recuperato energie davanti a una fetta di anguria e una birra da mezzo….. La situazione è ritornata nella normalità dopo il pasta party con una leggera ipo durante il viaggio di ritorno. Con tutto il rispetto per il mio  prezioso consulente, ‘l’iron Marelli ☺’ che stavolta non appoggia le mie scelte alimentari io mi attribuisco ugualmente un bel 7- .
3.    Dal punto di vista mentale-psicologico: considerato che pecco fortemente di spirito competitivo e fiducia nelle mie capacità (a livello sportivo intendo!) questo è forse l’aspetto su cui ho dovuto lavorare maggiormente. Non ho mai sentito il bisogno di prendere parte ad una competizione proprio perché considero lo sport che faccio più che altro come un divertimento e non come un metro di giudizio per considerarmi più forte o più debole degli altri.
Raggiunto un certo livello però considerato che mi alleno tutti i giorni, mi sono ritrovata a pensare che sarebbe stato utile dare un senso alla mia attività quotidiana e pormi un obiettivo da raggiungere capace di stimolarmi ulteriormente.
A questo ragionamento è seguita la presa di coscienza delle mie potenzialità, ed anche e soprattutto grazie agli enormi incoraggiamenti di Marco sono arrivata a disputare questa gara.
Sinceramente non mi sento di aver compiuto un’impresa anche perché normalmente nel lungo della domenica percorro molti più km, con più dislivello e in solitaria, ma l’aver superato lo scalino del ‘ma io non sono poi così forte da iscrivermi a una gara di trail cacchio!’ e indossare un pettorale è stata una conquista personale.
Badate bene che in tutto il ragionamento il diabete non ha mai centrato una mazza: penso che la mia e nostra condizione non ci renda nè migliori nè peggiori di tutti gli altri sportivi e che non deve indurci a pensare che se riusciamo a fare 24km e 2000d+ ne dobbiamo ricavare maggiore lode perché affetti da questa patologia, anzi molto spesso non la considero nemmeno come parametro che incide sulla mia performance.
Dopo tutti sti preamboli, rimane il fatto che aver racimolato un 2° posto di categoria e un 13° assoluto sulle coppie femminili ha incrementato la mia autostima quel tanto che basta a farmi pensare che la Transcivetta non sarà stata nè la prima nè l’ultima corsa che farò con un pettorale addosso.
Ambarabàcicicocò Transcivetta sul Comò!

Postilla sul piede diabetico e dintorni … Vorrei concludere così ma visto che scrivo in un blog per diabetici voglio lasciarvi raccontandovi un episodio
che può darci occasione di confronto e riflessione sulla considerazione comune della nostra malattia e su quanto ignorante e facilitona sia certa gente a cui noi poi ci dovemmo rivolgere.
..E’ fine gara e arriva il momento più bello di tutti, quando mi spoglio degli abiti bagnati e libero i piedi dalla morsa bollente della scarpa. Normalmente la sensazione di sollievo che provo è massima ma quel giorno, dopo la Transcivetta, mi sfilo le calzature e il sollievo non c’è…mi tocco le dita dei piedi e sono tutte
intorpidite ed insensibili. Attendo qualche minuto dopo la doccia ma visto che la sensibilità non torna mi rivolgo allo staff medico presente al traguardo, massaggiatori e medici del pronto soccorso. Descrivo il sintomo e spiego che mi trovo li perché da diabetica devo aver cura dei piedi. L’infermiere mi guarda negli
occhi e mi dice: ‘vabbuò, e chettedevo di’…Non so cosa ti può essere successo!’.
Nella stessa tendopoli un massaggiatore che ha origliato la nostra conversazione suggerisce che potrei avere uno schiacciamento di un nervo… ma la vera diagnosi la fa il medico: ‘allora potrebbe essere un danno neurologico….’ Pam. Zitti tutti.
Che hai detto? Danno neurologico? Cerco di sdrammatizzare guardo, l’infermiere e facendo le spallucce esco dalla tenda, decisa che avrei attribuito quel dolore alle Scott che avevo in mano… sapevo che non avrei dovuto cambiare marca di scarpe!
‘Ma signorina, ha appena corso la gara?’ – ‘Si’ – ‘Ma tutta?’
‘Si!’- E l’ha finita?’ ‘Si!’ – ‘Beh allora potrebbe essere che ha sbattuto durante la discesa.. ah davvero complimenti, allora è stata proprio brava visto…’. Visto che? Visto il diabete? Perché se non fossi diabetica non sarei stata brava uguale??
Lascio al Presidentissimo l'onore di commentare, al quale mi sono poi rivolta per accertarmi di non averedanni neurologici, anche se non è certo lui a potermelo dire.

L'ENNESIMO E ULTIMO (?) PISTOLOTTO (a richiesta) del Presidentissimo
Dopo il megapistolotto sulla vittoria del Brunelli pensavo di rinchiudermi in un silenzio di riflessione nel segno del "non condivido quello che dici, ma mi adopererò affinché tu possa esprimerlo", ma siccome preferisco "non condivido le stronzate che dici, non posso impedirti di scriverle, ma nemmeno tu puoi impedirmi di pontificare" procedo con l'ennesimo delirio presidenziale, non prima di invitare tutti a comprare la rivista Triathlete e a leggersi l'articolo (puntata nr 2) su Luca Vanni e ben comprendere che ogni tanto uno arriva al punto di "vergognarsi" di essere diabetico se essere atleta con diabete significa scrivere e fare quanto qui raccontato.
Subito pensavo fosse una parodia scritta da me, invece è la realtà dell'atleta che lotta contro la malattia-mostro diabete e che finisce due volte in ipo durante la mezza finale (e deve fermarsi e poi ripartire … e trai i suoi supersponsor ci sta pure Glucosprint l'integratore anti-ipo oltre a una pomata per il piede diabetico ... ) e chiude in 6h35 (e c'ha pure l'allenatore, il team tecnico  e l'ufficio stampa...) e pensa di essere il gemello "sfigato" dei fratelli Brownlee … se non fosse costretto a tenere quella "maledetta macchinetta" addosso e non fosse condannato inesorabilmente all'ipoglicemia, chissà come andrebbe forte …
Scusate, è più forte di me. Ma torniamo invece al presunto caso del piede diabetico con danno neurologico della nostra Zini … Non mi è chiaro se vi è un concorso di colpa da parte della nostra intrepida Francesca nel porsi come diabetica all'interno del tendone del 118, del tipo "sono diabbetica!" ma non mi pare. Sicuramente il terrorismo sul piede diabetico e in genere tutte le complicanze del diabete intimorisce (mettendo tutti i diabetici sullo stesso piano, tipo 1,2, magri,ciccioni, ben compensati, mal compensati etc).
Quando c'è di mezzo la salute, e un medico sembra sussurrarti ogni due minuti "ricordati che devi morire" invece di dirti "forza che c'è da fare nella vita", è un attimo preoccuparsi un po', da parte di giovani, navigati e anche presidenti incazzosi e pistoleggiatori.
Certamente ogni tanto accade che il fattore diabete è il primo elemento che tutti considerano qualunque cosa accada a una persona con diabete. Un po' come la famosa vignetta sull'ipo da me pubblicata un paio di anni fa e che qui ripropongo.
Anche quando si tratta di un unghia rotta, siccome sei diabetico, potrebbe essere una complicanza del piede diabetico di cui tanto leggiamo e di cui tanto si pubblica su qualsiasi rivista settoriale ammesso che qualcuno ancora riesca a farsi violenza e a leggerle. Il tutto senza guardare prima all'evidenza.
Insomma possibile che se abbiamo un'alterazione del tracciato cardiaco sotto sforzo, un dolorino al piede, un problema di vista la prima cosa che si guarda è al fatto che siamo diabetici.
Forse la prudenza non è mai troppa, ma secondo me un fondo di "pregiudizio" c'è e in parte ce lo siamo costruiti intorno noi pazienti in concorso di reato con i medici e se penso a come viene raccontato il diabete da molti direi che non hanno nemmeno tutti i torti. Qui tra gente che va in ipo un'ora sì e un'ora no, chi si licenzia perchè non riesce più a lavorare perchè ha il diabete, chi racconta di mezzi ironman o triathlon sprint come fosse un'impresa impossibile a causa di quel mostro che è il diabete quando invece lo sport anche di estrema fatica fa parte della natura umana, capisco che è davvero dura porsi nel quotidiano per chi con il diabete ha la capacità-fortuna di vivere la propria vita professionale, sportiva e personale senza categorie protette. Insomma se io fossi un direttore del personale dopo aver letto l'articolo di Triathlet sul nostro campioncino dell'impossibile assumerei mai una persona con diabete in una posizione importante?
Chiudiamola qui o mi cadono le braccia oltre a qualcos'altro già in parte decadente.
Riepilogando: 1) non scrivetemi per chiedermi pareri medici visto che non sono un medico nè ci tengo ad esserlo o a farne le veci;
2) credete di più nelle vostre potenzialità, nella vostra salute e nel diritto a conquistarvi una fetta di felicità, nella buona e nella cattiva sorte
3) non pensiate che mi diverta a scrivere questi pistolotti o che io voglia ridicolizzare chi vive male il diabete o chi finisce in ipoglicemia grave. Sono scandalizzato dal modo in cui le persone liquidino eventi anche gravi come un coma diabetico con ricovero o due ipoglicemie durante una mezza maratona che ti costringono a fermarti con un "ordinaria amministrazione nella gestione del mostro diabete od esempio di buon compenso perchè quando tutto è passato la glicata è buona …", invece di fare una severa autocritica sulla propria incapacità di gestire gli eventi.
4) continuiamo o iniziamo a raccontarci non per vanità o per mania di protagonismo, ma per "sete di conoscenza" e quindi per occupare lo spazio che altrimenti altri, tipo quelli che ho citato qui e non solo, occuperanno diventando la rappresentazione unica del modo di percepire, vivere e gestire il diabete, in particolare in ambito sportivo: se questo passa, fra poco invece che andare avanti, torniamo indietro di trent'anni.
Ora però, davvero, le posizioni sono chiare. E spero che "un altro mondo sia davvero possibile "(cit.).
Rispettare le idee degli altri non significa che criticare puntualmente, anche aspramente, sia irrispettoso. Il diritto alla critica va salvaguardato per lo meno quanto il diritto al rispetto. O forse sono la stessa cosa.
Ci potete mettere tutto il buonismo e il politicamente corretto che volete, ma non riuscirete a farmi sentire in colpa con i miei colleghi di patologia. O siccome sono diabetici, vanno trattati con i guanti di velluto. Punto e basta, ora davvero!