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Diabete Off-Road @ 2012 - TA • Baldo Crossing


BALDO CROSSING 2012 • 8 giugno



Dopo il salto obbligato dell'edizione 2011 (svoltasi in formato Zopping), nel 2012 Baldo Crossing torna nella sua formula originale!


Il percorso è libero. Basta partire da Garda (Via degli Alpini 35) e arrivare a Torbole (fermata autobus del porto).
Vietata l'assistenza esterna (il cibo e l'attrezzatura va trasportata al seguito). Ognuno gestisce pause e ristori ai rifugi.
Concesso al massimo 1,5 km di asfalto (sarà verificata la traccia gps) e passando "obbligatoriamente" per Rifugio Chierego e Rifugio Altissimo
 (farà fede traccia gps, foto o timbro dei rifugi)

Il cronometro non va mai spento. Tempo totale al lordo delle pause.

BC Report >
di Cristian Agnoli, dm1, Vr
Roadmap to 3V >
Dopo il lungo E5 di giovedì 31 maggio, l'EM delle Madonie del 3 giugno, un ultimo impegnativo trail autogestito conclude la preparazione in vista del Trail 3V (80k 4500 d+) di sabato 16 giugno!

8 giugno 2012 > Baldo Crossing Completed! 52k x 3500 d+ ... 8h36 (nuovo record del percorso)

Non mi soffermo a descrivere percorsi, difficoltà tecniche, km e località attraversate. Il profilo altimetrico è sufficiente e le descrizioni fatte nelle precedenti edizioni esaustive. Dunque lì rimando il lettore. Sull'equipaggiamento dopo questo report, trovate tutti i dettagli.
Venendo al 2012. Incontri fantastici in queste 8 ore e 36 di traversata: una ventina di mucche al pascolo, i cui occhi illuminati dalla mia Tikka mi sorprendono e quasi mi fanno venire un coccolone. Piccolo elettroshock autoprovocatomi con il filo in bassa tensione della recinzione, giusto la defibrillazione di cui avevo bisogno. Poi ci sono gli incontri con i rumori della notte: fruscio di rami, strisciare di animali non meglio identificati che si muovono nel sottobosco, variazioni di versi e cinguettii di uccelli (altro che i cinguettii su twitter). Proseguendo con gli incontri ravvicinati del terzo tipo: voli di rapaci in cresta, branchi di stambecchi che attraversano il macereto quasi a umiliare il trailrunner incapace di tanta agilità. Le marmotte, grassottelle, che oramai si avvicinano fino a pochi metri per poi sgattaiolare via tra i fischi delle altre che le attendono poco in là.
Poi ci sono gli odori: allo sterco di vacca, il più piacevole odore di resine e il profumo del mugo.
Nessun escursionista all'orizzonte. Ambiente poco antropizzato, almeno a queste ore, almeno in questi giorni, almeno fino all'arrivo sommitale della funivia: alle 8.30 incrocio due escursionisti tedeschi e i dipendenti dei bar che stanno accendendo gli impianti. Tra poco il piazzale sarà pieno dei frequentatori della montagna con infradito e tacchi a spillo. La montagna per tutti … che schifo! La montagna è di chi la vive consapevolemte. Ma lasicamo perdere polemiche da montagnard snob e poco filo-esercente.
La cassa ovviamente è aperta per uno scontrino da 7 euro, corrispettivo per 1 caffè, una confezione di cioccolata Ritter Sport e una lattina di coca-cola (ma non è un po' caro? … un motivo in più, la prossima volta, per rinunciare al caffè, e a utilizzare la mia coca di scorta al seguito … autosufficenza uberalles).
Poi fino al rifugio Altissimo ancora solo flora e fauna, ortiche incluse, nel tratto in sottobosco, e viste spaziali fuori dal bosco. Due farfalle mi guidano per alcune centinaia di metri, in una danza in volo a filo terreno. Dopo la birra al rifugio Damiano Chiesa (le birre sopra i 2000 mt di quota si gustano con maggior intensità, chissà perchè?) la discesa verso il basso (Basso è bello!) è più gioiosa e leggiadra. Come spesso capita, dopo una buona "bionda" i freni inibitori sembrano spariti. Vado come un missile. Incontro qui una ventina di escursionisti in forma di turisti "crucchi", equamente suddivisi tra trekking e mtb. Saluti e sorrisi non si negano ai teutonici frequentatori dell'Alto Garda. Se non ci fossero loro, l'economia qui latiterebbe e le montagne non le frequenterebbe nessuno. Gli Italiani dove stanno? Sui social network a parlare di montagna ovviamente e così basta parlarne e nessuno la vive più.
Scendo deciso. 100 mt di dislivello ogni 4 minuti circa. Piede sicuro sul terreno asciutto. Punto i bastoncini, estratti da una nuova e rivoluzionare attaccatura nella parte anteriore dello zaino, e volo sulle pietre con una facilità che non ricordavo di possedere. Non tiro più indietro il piedino quando il sentiero si fa ostico ma insisto … e il mio quadricipite sinistro non ha più paura.
Il lago increspato mi attende. Nuvole minacciose all'orizzonte ma mi sono già cambiato la maglietta e infilato il kway waterproof. Percorso netto. Ora il torpedone mi porta a casuccia.



Il percorso è sempre quello ... quest'anno non ho mai sbagliato strada (Monte Belpo e variante Malga Zocchi)
e non sono passato dal Rif. Telegrafo, chiuso, proseguento sul 651 senza variante EE.

Scrivevo tre anni fa che, a mio modesto avviso, per un top runner questo percorso è percorribile appena sotto le 7 ore … e lo confermo, forse anche meno. Per quanto mi riguarda, penso di poter arrivare a farlo sul filo dell 8 ore. Ma ogni anno è diverso, e ci sono volte in cui capita di fermarti a chiacchierare, altre a sorseggiare una birra. Altre volte ancora a cercare di fotografare un branco di camosci o a montare in piedi sulla croce di Monte Maggiore. In più se il rifugio Telegrafo è aperto ci si va a bere una tazza di caffè. L'assillo del record non esiste ovvero esiste solo se è un vero record. E dunque solo se mi accorgessi che gamba e condizione atletica mi sorreggono in tal senso. E del PB del Baldo Crossing poi chissenefrega? Comunque se dovessi partire e farmi prendere dalla "scimmia" del tempone per limare minuti dovrei (oltre a allenarmi di più e meglio): partire all'alba e correre sempre e solo di giorno (4/5 minuti), non fare pausa alcuna, nessuna birra al rifugio e totale autosufficienza (altri 15/20 minuti), provare a "rischiare" un po' di più nel tratto in cresta ma non troppo per non lasciarci le penne (10 minuti), provare a correre alcuni tratti della salita all'Altissimo (5 minuti) e limare qualcosina nei 2000 d- fino a Torbole (2/3 minuti al massimo … di più non saprei come, perchè in questa edizione a parte la sosta alla sorgente Acqua Oro ho sempre spinto al meglio per quelle che sono le mie doti di discesista). Sono 35 minuti circa … insomma, forse il muro delle 8 ore potrei abbatterlo! Poi penso mi metterei il cuore in pace … ma la pace nel cuore è un concetto diverso e superiore.


Garda (VR), h 2.55 ... si parte!

In generale le sensazioni atletiche e fisiche state sono buone sin dalla partenza. I primi 24 km comprendono 2200 mt di dislivello. Sia risalendo la valle dei Mulini, sia lungo la più ripida ascesa nella Foresta di Sperane, sentivo le gambe girare bene e il fiato non è mancato mai, consentendomi di rilanciare, in un alternarsi di corsa e camminata veloce, dove la prima prevaleva sulla seconda. Il buio un po' rallenta ovviamente, ma conosco oramai queste vie come le mie tasche e niente più giovanili incertezze sulla direzione da prendere, anche se bisogna sempre prestare attenzione a dove si mettono i piedi. In questa stagione poi la flora è lussureggiante e facile confondere una via per l'altra. Ciuffi d'erba bagnati inzuppano le mia Brooks Cascadia e i miei calzini … unico vero limite di questa fantastica calzatura da trail è infatti la totale mancanza di caratteristiche water proof … un problema in condizioni estreme di pioggia o neve marcia. Quale scarpa allo Swiss Iron Trail! Avrei esaurito il mio budget per il 2012!
Da Lumini fino a Malga Zilone il sentiero è immerso nei castagneti prima e nel bosco poi, con attraversamenti di pascoli. Campanacci e mucche onnipresenti. Piedi sempre bagnati, ma entusiasmo alle stelle. Inizia ad albeggiare e la lampada frontale esaurisce il suo compito. E' il colore rosa dell'alba a guidarmi. Da Malga Zocchi, per variante di sentiero, raggiungo la strada di Naole e le omonime creste. Anche qui la corsa prevale sul passo svelto e in 3h31 supero i 1950 mt slm di Rifugio Chierego, dove alle 6 e 30 del mattino tutto tace. Una fredda brezza soffia da ovest. Trovo riparo sul versante occidentale del sentiero 651 che aggira il Coal Santo. Il sole scalda le membra. Tra regolari intregrazioni idriche e solide , la marcia veloce e regolare prosegue sino ai 2100 mt di passo del Camino. Inizia il vero tratto in cresta. Qualche minuto per prendere confidenza con pietruzze e macereto, contemplare il paesaggio e scattare qualche foto sia con il cellulare sia con la mente a imperitura memoria. L'aria è più rarefatta e avverto una certa fatica se aumento troppo il passo. Ma basta rallentar di poco e subito recupero brillantezza.
Il segmento più tecnico è il secondo, quello che segue al bivio per Cima Valdritta. Radici, lastroni, punti esposti, brevi tratti attrezzati, brevi ma irti saliscendi … tutti elementi che rallentano il passo. Si potrebbe rischiare un po' di più per andar spediti, ma con un pupo in arrivo, una compagna a casa e tanta voglia di vivere meglio non rischiare la vita per la vetta, come insegnano tanti alpinisti (solo che lo dicono tutti dopo aver conquistato la vetta rischiando la vita! … e si odiano per questo, ma lo fanno lo stesso).
Guadagnata Cima delle Pozzette con un po' di fatica, avvisto in lontananza la stazione sommitale di Tratto Spino dove giungo tra i fischi delle marmotte. Caffè-coca-cioccolata al bar e via per la colma di Malcesine scendendo fino a Bocca di Navene.  Qui la vista è spettacolare e la vetta dell'Altissimo si erge in tutta la sua imponenza. Per variante di sentiero, che evita il pezzo di asfalto del sentiero 651, tra ortiche e fiori endemici del baldo, salgo a passo spedito le Laste di Tolghe. In poco meno di 50 minuti raggiungo il rifugio Damiano Chiesa.
Giusto il tempo per una birra e per un veloce scambio di impressioni con un turista bresciano curioso, esperto di corsa in montagna e ultra, amico di sua maestà Ghidoni.
Discesa "a bombazza" in un alternarsi di sensazioni positive di varia natura, la più viva nei ricordi è l'acqua fresca della sorgente d'Oro, prima sulla "crapa", poi nell'ugola. Segue l'arrivo a Torbole con le gambe sane, l'entusiasmo a mille, temprato nella mente e nello spirito e la pace nel cuore. Una birretta al volo, il biglietto del bus in tasca … pulman in arrivo … obliterare il biglietto. Mi piazzo nell'ultima fila, come i teppistelli quando vanno a scuola … h 13.30 pronto in tavola … per quell'ora dovrei essere a casa! Baldo Crossing … IN TRAIL WE TRUST

Uscire di casa alle 2.55 di notte, con un look improbabile ma in grado di garantirti totale autosufficienza idrica e alimentare per circa 10 ore, pensando di rientrare a casa per pranzo dopo aver corso/camminato per più di 50 km e 3500 mt di dislivello al 99% su sterrato in single trek con il 50% dei km su sentieri di media/alta montagna compresi tra i 1600 e i 2200 mt, potrebbe sembrare cosa folle e inusitata … ma fa parte da qualche tempo non dico della mia ordinarietà, ma di alcune stagioni della mia vita.


Vista su monte Altissimo dalla Colma di Malcesine con sagoma di marmotta al centro del pratone

Ogni anno quando si avvicina il "periodo" dei trail decido di avventurarmi in spedizioni notturne e in solitudine, perché credo che sia nel confronto individuale con la natura, il buio, la fatica e le proprie ordinarie paure che l'uomo moderno possa ritravare fierezza e umiltà. Il vero montagnard, anche quando trail runner, dovrebbe andare all'avventura con arse mani, volto rude ma la pace nel cuore. La superbia, che antepongo all'umiltà, si manifesta in maniera subdola e perversa e talvolta si nasconde anche dentro l'uomo timido e schivo. Dialogo con la natura, un po' come San Francesco che parla agli uccellini … il trailrunning come sistema di comunicazione con il mondo … terreno! Questa è la pace nel cuore, ovvero quando l'umiltà vince sul tormento.


Cippi nei pressi di Cima delle Pozzette

METABOLICAMENTE: last but not least … ancora una prova superata di resilienza metabolica con glicemie entro range quasi da "normoglicemico". A parte l'iperglicemia al risveglio, che mi spiego o con un errore di conta dei cho oppure con un effetto "alba" anticipato (meno propenso anche se verifico spesso un lieve innalzamento della glicemia nella mia fase REM) per il resto, già da un'ora di inizio attività le glicemie si sono stabilizzate e mantenute, con puntuali integrazioni, rapportate a durata e intensità dello sforzo, comunque notevole stante dislivello e i 4/5 kg di peso sulle spalle.
Basale standardizzata negli ultimi giorni a 11 unità (8+3 h 21.00-13). Le esperienze di altri allenamenti in notturna, la conoscenza delle mie risposte glicemiche in più fasi e in più situazioni, mi hanno consentito di valutare con chiarezza l'iperglicemia al risveglio decidendo di non correggerla con bolo insulinico, anzi mi sono pure concesso 10 gr di cho assieme al caffè giusto per non partire a stomaco completamente vuoto. La scelta si è rivelata azzeccata visto che dopo 1 ora ero sceso, e stabilizzato, intorno a 120 mg/dl. Integrazioni regolari nel durante con un aumentato apporto tra la quinta e la sesta ora. Riguardando mie precedenti esperienze avevo infatti rilevato come spesso è tra la 6a e la 7a ora di gara che avverto crisi di fame e tendenza ipoglicemica. Così facendo ho invece mantenuto brillantezza ed efficienza sia nella difficoltosa e ripida salita all'Altissimo, sia nella lunga discesa al lago.
Al rientro rapporto i:cho portato a 1:20 e seconda iniezione di basale da 3 unità. Duqnue fabbisogno basale immutato. Pomeriggio e sera con curva piatta e buon compenso anche nei giorni successivi.
256 gr di cho per poco meno di 9 ore di attività fisica intensa.
Metabolismo e composizione corporea annunciano la forma che sta arrivando: asciutto come un chiodo (a parte quel filo di grasso all'altezza della cresta iliaca), mangio di gusto, corro con gioia e il mio pancreas non funzionante sembra accettare di buon grado l'insulina esogena, senza drammi, nè battaglie. La mia testa lo accetta senza disperazione, senza rancore e senza pippe, con azioni e integrazioni in background: il mio pancreas artificiale fatto di ragionamento, terapia insulinica e cho il tutto ad azionamento "manuale". La mia glicata è stabile tra 6.3-6.6, sono in terapia multiniettiva da 7 anni, dopo 30 minuti di cyclette non finisco in ipoglicemia e nemmeno dopo 8h30 per montagne e sentieri correndo come uno stambecco. Ma di questo i portali che si occupano di diabete non parlano perchè non siamo notiziabili come i grandi algoritmi dei sistemi integrati o i trapianti di isole pancreatiche. Noi facciamo con quello che abbiamo: le cose semplici.
Per me la vita non è una maratona, quella mi basta correrla. E' chi non la corre che fa esercizi di metafore e parallellismi. Credo nella marcia regolare, soprattutto sulle lunghe distanze, ma nella vita come nello sport, anche di endurance, è saper gestire cambi di ritmo e ostacoli improvvisi a fare la differenza… e come la mettiamo qui con i cambi di algoritmo? A buon intenditor poche parole! W la ricerca, W la tecnologia, ma soprattutto W l'uso della testa. Disperati mai!




A parte un lieve risentimento rotuleo al ginocchio sinistro (che però a qualche giorno da questo trail mi tormenta ancora), ottime sensazioni! Adesso solo qualche allenamento di rifinitura e un po' di anti-infiammatori non troppo invasivi. Ore, km e dislivello nelle gambe ci sono ... il resto è resilienza! (il concetto di resilienza ingloba anche quel pizzico di buona sorte che non guasta mai)

Equipaggiamento:
Zaino: Olmo 5 con 2 borracce da 80 cc + 4 pochette + pack avant trail adattato
Calzatura: Brooks Cascadia 7
GPS: Garmin 910XT
Bastoncini: FIZAN NW ULTRALIGHT 160 GR
Lampade frontali: Petzl 85 lumens, Black Diamond 75 lumens
Abbigliamento: morf, maglia m/c performer Raidlight, pantalone corto elasticizzato Raidlight, calza Bee Trail dell'Orsa, manicotti leggeri
Altro: - fasciatura piedi e caviglia con Vetrap 10 cm
- armband su braccio sx
- fascia cardio
- trasmettitore glicemia al braccio dx

Nello zaino:

Abbigliamento e attrezzatura:
- tuta in Venitex d'emergenza
- telefono cellulare
- porta mappa kompass
- antivento waterproof Raidlight
- maglia manica lunga con cappuccio Montura da Scialpinismo
- Calza di ricambio ACCAPI
- maglia e sottomaglia m/c di ricambio
- banda vetrap per fasciatura
- accendino
- morf di riserva
- asciugamano mini in microfibra
- manicotti leggeri di riserva
- tessera cai
- 20 euro in contanti di piccolo taglio
- 1 bustina di nimesulide
- 1 biglietto autobus Torbole Garda
- 2 penne di insulina (basale e ultrarapida)
- 4 aghi 8 mm
- glucometro Accucheck compact plus
- sensore CGM VEO attivo



Foto
di repertorio: pesatura e carbocountizzazione delle riserve alimentari.
Palatabilità e conteggio dei cho: binomio possibile!


Riserve alimentari:

- 2 coca cola in minilattina da 150 cc
- 2 barrette di sesamo
- 6 bustine di miele da 6 gr
- 3 panini marmellata di arancia con burro di arachidi da 28 gr di cho
- 3 panini prosciutto e formaggio da 22 gr di cho
- cioccolato fondente per 38 gr. di cho
- 1 bustina di enervitene da sciogliere in acqua = 17 gr cho
- 1 mouse di mela da 17 gr di cho

Acquisti extra ai rifugi:
1 caffè amaro + 1 coca in lattina da 33 cc + 1 barretta Ritter Sport alle mandorle > tot. 7 euro
1 birra media > 4 euro
1 birra in lattina da 50 cc a Torbole > 3 euro

Cibo non utilizzato:
5 bustine di miele (30 cho)
1 panino marmellata (28 cho)
2 barrette di sesamo (64 cho)
1/2 blocco cioccolato (19 cho)
1/2 Ritter Sport (25 cho)
1 mini lattina di coca (17 cho)

Tot cho assunti: 256 gr cho (di cui 68 da acquisti ai bar/rifugi)
Tot cho riportati a casa: 184 cho